Telejato chiude, Pino Maniaci è in pericolo

By on 4 gennaio 2012
pino maniaci telejato

La tv antimafia in tre stanze la chiama il quotidiano “La Repubblica”, quasi sbalordito di come una tv così piccola sia in grado di destare tanto scalpore e sia in grado, con mezzi e risorse appena sufficienti, di portare avanti una battaglia più grossa di loro e che tanto gli è costata

Di Fabio Giuffrida

Dalla rottura di quattro costole a Pino Maniaci ai danneggiamenti della macchina di Telejato. La definiscono una tv comunitaria con sede a Partinico. Una gestione familiare, uno studio più piccolo della vostra cucina e poca tecnologia. Non ci sono le luci che eliminano le rughe di Barbara D’Urso né il maxischermo che tutti gli studi Mediaset e Rai possono permettersi. Non si pagano cachet: Maniaci non legge soltanto le notizie come avviene in un normale telegiornale. E’ una conduzione atipica, con una durata piuttosto lunga. E’ lui, in prima persona, che scende in strada, che dice la sua e che fa grosse insinuazioni. Cose che tutti sanno e che vorrebbero dire ma che, per un motivo o un altro, non dicono. Forse per paura, forse per omertà.

Lui non ha paura di nessuno. Si fa il doppio nodo della cravatta: trucco che gli ha insegnato il padre e che gli ha permesso di sventare un tentativo di soffocamento da parte del mafioso di turno. Pino Maniaci non ama i salotti televisivi né ama fare il “giornalaio” come qualche pseudo giornalista ancora si ostina a fare. Non ama stare dietro una scrivania a comporre odi e fare lodi. Ha la lingua lunga: non per leccare ma per sputtanare. Per smascherare chi meriterebbe di stare in carcere e chi continua a stuprare il territorio siciliano. Se non ce l’ha fatta la mafia ad eliminare Pino Maniaci, adesso potrebbe riuscirci il digitale terrestre: per la tv comunitaria Telejato non ci sarebbe più spazio e, quindi, sarebbe costretta a chiudere i battenti e a mettere nel cassetto la sua storica battaglia contro la mafia. Il digitale terrestre avrebbe dovuto garantire maggiore pluralismo d’informazione ma, stando così le cose, aprirà le porte ai soliti potenti imprenditori e regalando canali a gò gò alla Rai che non sa più cosa sperimentare: Rai Storia, Rai4, Rai5, Rai Gulp.. Manca soltanto Rai “Boh”!Il problema non è soltanto che Telejato potrebbe chiudere, il vero dramma è che Pino Maniaci potrebbe rischiare seriamente di essere ucciso nel giro di poche settimane: la Mafia opera al buio e solo al buio non ha paura di nessuno. Al buio può uccidere, al buio la mafia si trasforma in un “bullo” e fa la strage. Se Telejato chiudesse, Maniaci diventerebbe un normale cittadino, povero e pazzo, chiuso nella sua casa che, non avendo più potere mediatico, non conta più niente. Non influenza più nessuno. Non fa paura a nessuno, e per questo può essere eliminato.

Tra l’indifferenza di tutti. Ma i più Pino Maniaci non lo conoscono: sono troppo presi dalle dinamiche del “Grande Fratello” o ancora dalle finte e odiose faccine di Barbara D’Urso. Pino Maniaci, e questo nessuno lo sa, ha dovuto affrontare 300 querele e, udite udite, non è iscritto all’Albo dei giornalisti. Ha sempre rifiutato di iscriversi perché non ne ha avuto il tempo. Basta tornare indietro nel tempo, in realtà, per capire quale fosse lo scopo dell’Albo e dell’Ordine dei Giornalisti: nati nel fascismo per garantire “filtraggio e selezione politica” degli aspiranti giornalisti. Un modo per dire: chi non si allinea ai “valori” del regime fascista, può tapparsi la bocca. Chi ha una buona condotta e vuole trasformarsi in cassa di risonanza del Duce, può pubblicare tranquillamente. E sembra quasi paradossale pensare che Mussolini fosse un giornalista.. Fino ad oggi troppi sono stati i giornalisti (e non i figli di papà, laureati magari in “Scienze della Comunicazione” ma senza arte né parte) che sono morti per raccontare la verità: da Giuseppe Fava a Peppino Impastato. Speriamo adesso non sia la volta di Pino Maniaci. “Siamo tutti Telejato” chiede al Governo di riservare alle tv comunitarie un numero di frequenze tali da garantire il pluralismo che la nostra Costituzione contempla, ma che finora non è mai riuscita a garantire. Vuoi per aver regalato ai partiti politici il servizio pubblico, vuoi per non aver mai controllato l’informazione in mano ai privati, ai soliti editori pieni fino al collo di conflitti d’interesse e d’implicazioni mafiose, vuoi per gli insensati contributi all’editoria.

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