
Di Salvatore Privitera
“Ehi pecorella, sai che sei una bella pecorella?“
Comincia così, con queste tracotanti parole l’attacco di un manifestante No Tav ad un carabiniere.
Chissà poi se il manifestante parlava davvero al carabiniere.
Forse Bruno Marco (così dice almeno di chiamarsi) parla allo specchio senza saperlo, si vede riflesso nell’elmetto del milite e si da del codardo.
“Sei venuto qui per sparare pecorella? Con quello che guadagni non ti conviene“
Parole arroganti, dette da chi si trova in Val di Susa in vacanza e non certo perché gli è stato ordinato di andarci, a compiere il proprio dovere.
Parole di un vigliacco che si cela dietro i propri diritti civili e che, se avesse avuto di fronte un uomo meno forte, si sarebbe poi lamentato della brutalità poliziesca.
Vedendo quelle immagini, ascoltando quelle frasi, viene subito alla mente Pier Paolo Pasolini che, all’indomani degli scontri di Valle Giulia, pubblicò sull’Espresso “Il P.C.I. ai giovani!“, brano in cui si schiera apertamente con la polizia.
Per quelle parole Pasolini fu duramente attaccato.
La sua colpa? Nel generale conformismo di quegli anni il poeta bolognese aveva avuto il coraggio di vedere l’Italia per quello che era: un paese alla rovescia, in cui la borghesia scende in piazza e viene repressa dal proletariato.
Sono passati più di quarant’anni e non è cambiato NIENTE!
Ce ne meravigliamo?
Ovviamente no, nel paese che vorrebbe intitolare una piazza a Carlo Giuliani e chiama esule Bettino Craxi tutto può accadere.
Resta però la profonda amarezza nel constatare che uomini come Pasolini non nascono più.
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