Il matrimonio tra cugini fa bene al Dna

By on 30 aprile 2012
fedi

La chiesa e il codice civile vieta, o applica restrizioni, ai matrimoni tra consanguinei. Le percentuali di rischio di malattie genetiche aumenta del doppio. Bittles afferma che queste unioni fanno bene al DNA

I matrimoni tra cugini sono sempre esistiti ed hanno sempre dato scandalo.  Vengono definiti “Incesto”, la Chiesa li vieta, lo Stato ha dato delle restrizioni, le ricerche genetiche hanno prodotto dati non molto incoraggianti.

Tuttavia già dal 2000 alcuni ricercatori avevano cercato di provare che i danni e le malattie genetiche che si possono trasmettere ai figli hanno si una percentuale maggiore, ma non per questo non si possono contrarre matrimoni. Le ricerche sono continuate negli anni, dimostrando che i matrimoni tra consanguinei fanno bene al DNA.

Alan Bittles, un ricercatore australiano della Murdoch university, afferma che: non solo la pratica non è pericolosa, ma “farebbe bene” anche ai geni e al DNA.

Secondo Bittles, che studia il problema da 35 anni, il 10% della popolazione mondiale è sposata con un cugino di primo o secondo grado, e in alcune zone la percentuale sale al 50%. Il rischio di aumento di malattie genetiche, afferma il ricercatore, è stato sovrastimato: “Non c’è dubbio che sia maggiore – scrive nel suo libro in uscita, “Consanguinity in Context”, pubblicato dall’università di Oxford– secondo diversi studi il matrimonio tra cugini aumenta la probabilità di malattia fino al 4%. Il pericolo riguarda però solo alcune patologie estremamente rare, e il 90% di questi matrimoni non comporta alcun rischio“.

I primi uomini a migrare dall’Africa lo hanno fatto in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori – spiega – ed è più che probabile che dato lo scarso numero di opzioni il matrimonio tra consanguinei fosse normale. Ad evitare il diffondersi di malattie genetiche è stato il fenomeno del ‘purging’, in cui i geni difettosi vengono rimossi dal DNA”.

Questo fenomeno, spiega l’esperto, rischia però di perdersi: “Diminuendo i matrimoni tra cugini potremmo forse avere dei vantaggi a breve termine – spiega – perdendo però quelli più duraturi”.

Nel 2000 alcuni  ricercatori hanno analizzato le sei ricerche più importanti condotte, fra il 1965 e il 2000, su alcune migliaia di bambini nati da matrimoni fra primi cugini e hanno dimostrato che è vero che il rischio quasi raddoppia, ma rimane entro limiti accettabili.

Nella popolazione generale, il rischio che un bambino nasca con difetti come la spina bifida, una malformazione dell’ ultima parte del midollo spinale, o la fibrosi cistica oppure un ritardo mentale è del 3-4 per cento; fra consanguinei questo rischio può arrivare fino al 7 per cento.

Secondo l’ autore dello studio, il genetista dell’ Università di Washington Arno Motulski, il rischio è accettabile e comunque va lasciata ai genitori la possibilità di scegliere. In America alcuni stati vietano questo tipo di matrimoni, in altri viene richiesto un consulto genetico prima di approvare l’unione.

«Un rischio quasi doppio non è cosa da poco – commenta Paolo Vezzoni, genetista del Cnr di Milano – ma probabilmente non giustifica, da un punto di vista biologico, un divieto di legge. Gli americani ne fanno una questione di libertà e di libera scelta per i genitori. Il rischio comunque rimane. Se in un determinato gruppo familiare circola un certo difetto ereditario, aumenta la probabilità che si sposino due persone portatrici del difetto e che il figlio erediti i geni difettosi da entrambi i genitori, ammalandosi».

In tutti i Paesi europei, Italia compresa, il matrimonio fra primi cugini è permesso dalla legge civile con alcune restrizioni. «Per il diritto canonico invece – precisa l’ avvocato milanese Cesare Rimini, esperto di diritto di famiglia – esiste un divieto che produce nullità, ma che è dispensabile dal vescovo. In altre parole, i primi cugini che vogliono sposarsi devono ottenere la dispensa perché il matrimonio sia valido».

L’ Italia, fino a una ventina di anni fa, era citata nei libri di testo come uno dei Paesi occidentali dove i matrimoni fra consanguinei erano più frequenti. «I motivi – spiega Vezzoni – sono da ricercare nelle condizioni sociali di isolamento di alcune aree geografiche soprattutto al Sud, nelle isole o nelle valli, anche del Nord Italia. Oggi noi genetisti, che riusciamo a studiare meglio la trasmissione di alcuni geni di malattia fra i consanguinei, facciamo fatica a trovarli. Siamo costretti a ricercare queste famiglie nella popolazione di origine turca, dove è ancora radicata questa abitudine. La situazione in Italia è molto cambiata: il numero di matrimoni fra consanguinei si è ridotto perché la gente si muove di più e le condizioni di isolamento geografico sono ormai molto limitate».

I sentimenti verso una determinata persona sono la parte centrale del matrimonio, subito seguita, con poco scarto, dalla riproduzione. La prole è il perno del matrimonio, e le malattie, purtroppo esistono. Un matrimonio tra cugini ha un effetto sul DNA che, come attesta Alan Bittlest, può dare effetti di purging (purificazione), ma non bisogna sottovalutare le stime a contro. Il rischio aumenta del doppio, comportando non solo malformazioni fisiche, ma malattie gravi ed handicap.

La chiesa non permette queste unioni se non dopo una dispensa,  un documento della Diocesi di Nola spiega come linee e gradi di consanguineità possono o meno permettere tali unioni:

-La consanguineità  é tra gli impedimenti alla valida celebrazione del matrimonio (cf can. 1091), e consiste nel vincolo dovuto al legame di sangue: le persone generate l’una dall’altra sono consanguinei in linea retta, mentre quelle che hanno un capostipite in comune sono consanguinei in linea obliqua o collaterale. A secondo della linea e del grado di consanguineità é possibile chiedere ed eventualmente ottenere dall’Ordinario Diocesano la necessaria “dispensa”.
a) “linee”, ovvero la serie continua delle persone che traggono origine dal medesimo capostipite, che é * “retta” quando le persone discendono le une dalle altre (padre, figlio, nipote) e  * “collaterale” o “obliqua” quando, pur avendo lo stesso capostipite, non discendono le une dalle altre (fratello e sorella, cugini …,
b) “gradi”, ovvero la distanza di parentela esistente tra le persone consanguinee e il capostipite, che é la persona dalla quale discendono immediatamente o mediatamente.

Il grado di consanguineità, poi, si computa nel seguente modo:
a) nella linea “retta” tanti sono i gradi quanto sono le generazioni, escluso il capostipite (es. tra padre e figlio: 1° grado, tra nonno e nipote: 2° grado, tra nonno e pronipote: 3° grado);
b) nella linea “collaterale”, tanti sono i gradi quante sono le persone coinvolte in tutte e due le linee insieme, escluso il capostipite (es. fratello e sorella: 2° grado, tra zio e nipote: 3° grado, tra cugini primi: 4° grado, tra cugini secondi: 6° grado).

Quanto alla possibilità di contrarre matrimonio tra persone consanguinee, possiamo distinguere i seguenti casi:

a) La consanguineità in linea retta rende nullo il matrimonio
b) La consanguineità in linea collaterale nel 2° grado (fratello-sorella) rende nullo il matrimonio.
c) La consanguineità in linea collaterale nel 3° grado (zio-nipote) e 4° (cugini primi) é impedimento che rende nullo il matrimonio, ma da tale impedimento può dispensare l’Ordinario del luogo.
d) La consanguineità oltre il 4° grado in linea collaterale non costituisce impedimento alla valida celebrazione del matrimonio.-

Per le leggi italiane il codice civile prevede :

Art. 87 Parentela, affinità, adozione e affiliazione
Non possono contrarre matrimonio fra loro:

  1. gli ascendenti e i discendenti in linea retta, legittimi o naturali;

  2. i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini;

  3. lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

  4. gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l`affinità deriva dal matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunciata la cessazione degli effetti civili;

  5. gli affini in linea collaterale in secondo grado;

  6. l’adottante, l`adottato e i suoi discendenti;

  7. i figli adottivi della stessa persona;

  8. l’adottato e i figli dell`adottante;

  9. l’adottato e il coniuge dell`adottante, l`adottante e il coniuge dell`adottato.

I divieti contenuti nei nn. 6, 7, 8 e 9 sono applicabili all`affiliazione.
I divieti contenuti nei nn. 2 e 3 si applicano anche se il rapporto dipende da filiazione naturale.
Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio nei casi indicati dai nn. 3 e 5, anche se si tratti di affiliazione o di filiazione naturale. L`autorizzazione può essere accordata anche nel caso indicato dal n. 4 quando l`affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo.

Tra Chiesa e Stato le opinioni non sono molto divergenti, dare restrizioni aiuta a prevenire determinate situazioni, malattie e altro, che possono impedire o disturbare l’individuo che ne è affetto.

I matrimoni tra cugini sono relegati al passato, a stirpi nobiliari, quando il passaggio di averi, terre e potere doveva rimanere in famiglia, oppure servivano per evitare guerre tra due popoli.

Ai giorni nostri la conservazione del potere non esiste, e per evitare conflitti con altri Stati esistono gli ambasciatori.

Matrimoni tra consanguinei, “incestuosi”, fanno parlare di sé, ma non perché vi è un amore di fondo, bensì per i rischi dei nascituri.

About Maria Luisa Chiarenza

Cresciuta tra i libri, i grandi romanzi e i classici. Ha da sempre un amore spropositato per la scrittura. Adora tutte le forme d'arte. Scrive per far conoscere alla gente la verità e le sue opinioni.