Il passaggio di Venere tra il Sole e la Terra

By on 29 maggio 2012
Maya Galattici

Tra miti, leggende, trascrizioni archeologiche e dati scientifici il 5 giugno vi sarà il passaggio di Venere sul Sole. I maya lo avevano predetto

Pochi giorni al passaggio di Venere, sul web impazzano le notizie, una fusione di dati scientifici ed archeologici.

Cosa collega l’archeologia con l’astronomia? I Maya, ovviamente.

Ebbene sì, questa popolazione estinta da secoli, che ci fa stare col fiato sospeso per l’imminente apocalisse, ritorna a far parlare di sé grazie al prossimo evento astronomico.

La nuova interpretazione è stata enunciata dall’archeologa americanista Maria Longhena, il dato sicuro che viene certificato dai moderni astrofisici, già segnalatoci dai sacerdoti maya (validissimi astrofisici), è la coincidenza del preciso allineamento Sole-Venere-Terra, che avverrà il prossimo 5 giugno, il che anticiperebbe la fine del mondo non solo di 7000 anni ma anche di questi ultimi 200 giorni che ci separano dal solstizio d’inverno.

Ma quest’ultima data è stata contestata, considerando l’arbitrarietà  del conteggio a ritroso dei tredici Baktun (periodo di 400 anni) del famigerato calendario Maya, che fisserebbe il loro anno 0 all’11 agosto 3114 a. C. della nostra cronologia.

Ma il perché questo passaggio era cosi importante e temuto dai Maya risiede nelle loro credenze. “La divinità legata a questo pianeta – ha spiegato la Longhena – era associata a eventi nefasti, alluvioni, disastri, guerre e tant’altro. La fine del ciclo del conto lungo Maya è prevista con sventure, esattamente come la fine del ciclo precedente: quest’ultima è rappresentata, nel codice di Dresda, con un diluvio universale simboleggiato da un immane drago che vomita le acque sulla terra. Anche se le profezie sacerdotali Maya sono complicate da decodificare, una chiave di lettura è sicuramente legata al transito di Venere sul Sole, individuata dall’astrofisico Jesu’s Galindo Trejo che ha studiato i dipinti parietali nella “Sala degli Affreschi” ritrovati a Mayapan (Yucatan). I 13 Baktun del “conto lungo” si compiranno al prossimo transito di Venere sul Sole, ossia il nostro 5 giugno, e le scritture incise su una grande stele di pietra a Tortuguero ( Tabasco, nel profondo sud del Messico) prevedono  con certezza la fine del ciclo calendariale al compimento del “Conto lungo”, con la discesa dal cielo di un essere soprannaturale, il quale porterà… Purtroppo il restante testo non si riesce a leggere, la stele è danneggiata e il testo illeggibile. Se vogliano sapere quali saranno gli eventi nefasti e disastrosi portati da questa divinità, o da questo essere soprannaturale – conclude così l’archeologa – dobbiamo aspettare il 5 giugno con l’annunciato passaggi di Venere sul Sole”.

Insomma non è un buon presagio, almeno secondo i sacerdoti dell’epoca precolombiana. Tra una teoria e l’altra, il mondo continua a fremere sotto le scosse dei terremoti, le inondazioni degli tsunami, le tempeste magnetiche dovute ad eruzioni solari… a voler leggere i presagi, ci sono davvero tutti. O, semplicemente, ci sono sempre stati ma adesso fanno più audience? Risposta incerta, ma basta ancora un poco di pazienza per avere il responso finale.

Giovanni Keplero predisse il transito per il 7 Dicembre 1631, ma purtroppo morì prima che l’evento si verificasse. Il passaggio successivo del 4 Dicembre 1639, fu osservato solo da due individui: Jeremiah Horrocks e William Crabtree, dall’Inghilterra. A quell’epoca era infatti un lusso avere strumentazioni adeguate per le osservazioni. Nel 1677 Edmond Halley, noto per la scoperta della famosa cometa, osservò un transito di Mercurio dall’isola di Sant’Elena, e si rese conto che tali eventi osservati da più luoghi nel mondo, potevano fornire una misura geometrica della scala del Sistema Solare. Per svolgere il suo lavoro, Halley organizzò diverse spedizioni per i successivi transiti del pianeta Venere, verificatisi il 6 Giugno 1761 e il 3 Giugno 1769. Il famoso esploratore britannico James Cook prese parte alla spedizione del 1769, partendo per Tahiti e osservando il transito da un luogo ora conosciuto come Punto di Venere. I risultati di queste spedizioni furono frammentari e non proprio soddisfacenti, ma fecero maturare una buona esperienza per le osservazioni future. I transiti del 9 dicembre 1874 e del 6 dicembre 1882 furono accolti con una flotta di spedizioni scientifiche dotate di strumenti astronomici. Il Congresso degli Stati Uniti finanziò e rifornì otto spedizioni separate per ogni evento e pose la direzione scientifica globale di queste squadre sotto il comando del US Naval Observatory (USNO). Ancora una volta i risultati furono inconcludenti, ma molti degli strumenti di queste spedizioni sono ancora oggi in possesso dell’Osservatorio. Soltanto più avanti nel tempo, attraverso l’uso delle fotografie astronomiche, si è raggiunto l’obiettivo della missione. Il XXI secolo ha visto un transito l’8 Giugno del 2004, e il prossimo, sarà appunto il 5-6 Giugno 2012. Gli obiettivi naturalmente sono cambiati, ma l’evento rappresenterà ugualmente una grande occasione per fini scientifici. Il transito di Venere permetterà di affinare le tecniche di osservazione future per la scoperta di eventuali pianeti extrasolari.

L’astronomo Jay Pasachoff, intervistato dal magazine britannico Nature, ha spiegato che “anche se noi scienziati siamo in grado di inviare sonde spaziali su altri pianeti, per un esame più attento l’osservazione dei transiti dalla Terra fornisce informazioni uniche e ci dà l’opportunità di calibrare e migliorare il nostro metodo di ricerca dei pianeti extrasolari”.

Gli studiosi dello spazio approfitteranno di questo fenomeno per provare nuove tecniche e metodi di avvistamento di pianeti lontani dalla Terra.

L’evento sarà registrato dal satellite della NASA ACRIMSAT e la squadra di Pasachoff si concentrerà nello studio dell’atmosfera di Venere, visibile grazie ai raggi che attraverseranno il pianeta durante il passaggio davanti al Sole.

Il fenomeno del transito di Venere di questo giugno sarà abbastanza difficile da osservare, non tanto per l’orario in cui si verifica (una levataccia alle 5 di mattina non è poi così male), ma per il fatto che il Sole sorge già con Venere quasi alla fine del suo transito. Poco più di un’ora dopo è già tutto finito.

Per osservare questo fenomeno nel migliore dei modi bisogna trovarsi  in un locazione con l’orizzonte nordorientale (a circa 60° dalla direzione del Nord geografico) assolutamente libero, senza montagne o palazzi. I luoghi più favorevoli ad una buona osservazione del fenomeno sono:

  1. tutta la costiera adriatica dal delta del Po a scendere fino ad Otranto
  2. l’entroterra appenninico in località che si affacciano verso l’adriatico e non hanno montagne davanti
  3. la costa tirrenica della Sardegna (e perché no, della Corsica) ed anche qui l’entroterra montano a ridosso della costa
  4. la parte meridionale della Sicilia a sud di Catania, ma anche qualche zona nei dintorni di Palermo

Sfavorita al massimo è tutta la parte tirrenica: da Roma, anche dal punto più alto che è il Monte Mario, l’orizzonte verso Nord-Est è ricchissimo di montagne (l’Appennino) nonché di luci della capitale. Riassumendo bisognerà di recarsi più in alto possibile in un luogo avente l’orizzonte Nord-Orientale sgombro.

La tabella estrapolata da www.astronomia.com, fornisce varie informazioni sull’evento relative alle principali città della penisola: oltre all’ora del sorgere del Sole, vengono riportati altri due orari (comuni a tutte le città) che rappresentano l’istante in cui il disco di Venere lambisce internamente il disco solare per iniziare ad uscirne, nonché l’istante in cui il disco di Venere l’abbandona definitivamente. Nell’ultima colonna è invece indicata l’altezza in gradi raggiunta dal Sole (e ovviamente da Venere!) nel momento dell’uscita: in ogni caso meno di 15°.

In Italia, quindi , il transito sarà visibile dal sorgere del Sole fino alle 6:55 del mattino del 6 giugno, dopodiché Venere diverrà , di nuovo, invisibile.

L’avvenimento sarà seguito da astronomi, astrofili, e appassionati, inoltre l’Inaf  metterà a disposizione di chiunque voglia partecipare all’evento gli strumenti necessari per un’osservazione ottimale.

Chi non potrà vedere l’evento dal vivo, potrà comunque seguirlo in diretta web, grazie al progetto GLORIA, tre telescopi situati in Norvegia, Giappone e Australia.

Sebbene il telescopio spaziale Hubble si trovi in un posizione ottimale per l’osservazione del passaggio, le sue lenti sono troppo delicate per fissare direttamente il Sole, ragion per cui  ci si servirà della Luna per osservare il passaggio di Venere in riflessione.

Nonostante l’uso di un telescopio permetterà una visione più soddisfacente del disco planetario, un puntino nero sarà visibile sul Sole anche senza l’ausilio di strumenti, purché si osservino le dovute precauzioni. Come per le raccomandazioni fornite per l’eclissi anulare, anche in questo caso sarà fondamentale un filtro solare da abbinare all’osservazione, e non soltanto per osservare l’evento, ma soprattutto per precauzione nei confronti della nostra vista. Va infatti assolutamente evitata l’osservazione diretta del Sole, sia ad occhio nudo sia con binocoli, cellulari o fotocamere non filtrate, onde evitare danni irreparabili alla retina.

Altra possibilità più sicura è proiettare l’immagine del Sole (servendosi ad esempio di un cannocchiale) su di un cartoncino bianco o una parete: in questo caso sul Sole apparirà nettamente la macchiolina nera di Venere.

Quale che sia il metodo da voi scelto, godetevi il passaggio di Venere. Speriamo solo che non sia davvero l’inizio della fine.

About Maria Luisa Chiarenza

Cresciuta tra i libri, i grandi romanzi e i classici. Ha da sempre un amore spropositato per la scrittura. Adora tutte le forme d'arte. Scrive per far conoscere alla gente la verità e le sue opinioni.