Restaurato l’orologio ottocentesco al Palazzo Arcivescovile di Catania

By on 18 maggio 2012
Orologio ottocentesco Palazzo Arcivescovile Catania

All’inaugurazione l’Arcivescovo Salvatore Gristina e un folto pubblico

Da questa settimana, su una parete della corte del Palazzo Arcivescovile di Catania, dopo un oblìo durato ben 82 anni, è tornato a splendere e a funzionare il restaurato ottocentesco orologio solare di Salvatore Franco, il sacerdote-scienziato di Biancavilla (nacque nel paesino etneo nel 1868 e morì a Trieste nel 1934) autore tra l’altro del “Calendario Perpetuo”, un ingegnoso strumento premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, esposto, oggi, al Museo Diocesano di piazza Duomo).

A inaugurarlo, dopo mesi di paziente e certosina opera di restauro conservativo operato dal Laboratorio Conservazione Beni Culturali “Calvagna Restauri” di Aci Sant’Antonio, sotto l’attenta supervisione del geom. Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di meridiane e orologi solari, è stato l’arcivescovo mons. Salvatore Gristina, davanti a un folto e qualificato pubblico di studiosi, astronomi e cultori di Gnomonica, semplici cittadini. A rappresentare il Cutgana, il coordinatore del Laboratorio Astronomico dell’Ecomuseo Natura e Scienza del Cutgana, prof. Giuseppe Sperlinga.

Il quadrante solare di Padre Salvatore Franco è stato realizzato tra il 1888 e il 1890 con il finanziamento di Monsignor Antonino Caff, Vescovo Ausiliare di Catania, quando Vescovo era il Cardinale Benedetto Dusmet. Esso riporta le ore vere del Meridiano di Catania e le curve a forma di otto, dette “lemniscate”, per calcolare il Tempo Medio Locale. Lo stilo era di tipo “polare”, cioè disposto in maniera parallela all’asse di rotazione della Terra. Nella parte superiore del quadrante solare è riportata, rigorosamente in latino, la frase “Horologium solarium catanensium adiunctis horarum lineis ad medium panormitanum tempus” (Orologio solare catanese con l’aggiunta delle linee a tempo medio di Palermo), mentre in quella inferiore campeggia la scritta “Dies nostri quasi umbra super terram et nulla est mora. 1° paralip. XXIX, 15” (Come un’ombra sono i giorni nostri sulla Terra e non c’è speranza di ritardarla o fermarla. 1° libro dei paralipomeni paragrafo 29, versetto 15). E, ancora: “Si vis tempus viae ferreae heic horae panormi adiunge min. 6’ 28’’ (Se vuoi il tempo delle ferrovie corrispondente al tempo di Palermo aggiungi 6’ 28’’). Quest’ultima dicitura va compresa se si pensa che, nella prima metà dell’800, ogni città aveva un proprio orario regolato sul proprio meridiano e ciò era sufficiente a regolare le attività delle singole comunità. Con l’avvento della Ferrovia emersero problemi di orari. Ciò perché quando era il mezzogiorno per una città non era il mezzogiorno per un’altra città posta a Est o a Ovest. In Italia, nel 1866, vi erano sei società ferroviarie (Torino, Verona, Firenze, Roma, Napoli e Palermo), ciascuna con una propria identità oraria che si riferiva alla stazione di origine. Era necessario ripensare, dunque, il sistema del tempo, soprattutto per le ferrovie che dovevano funzionare con regolarità e sicurezza. All’inizio, infatti, non esistevano che tronchi isolati e l’ora che regolava la loro attività era quella della città principale da cui partiva il tronco ferroviario. Diventando, però, la struttura più complessa, si formarono tante ore ferroviarie quante erano le città principali e nelle stazioni di passaggio da un tronco all’altro si passava dal regime di un’ora a quello di un’altra. Nel 1866, il giovane Regno d’Italia, capitale Firenze e capo del governo Bettino Ricasoli, con Regio Decreto del 22 Settembre 1866 n. 3224, adottò come ora legale per le province peninsulari l’ora del Meridiano di Roma, mentre per la Sardegna e la Sicilia fu adottata l’ora rispettivamente di Cagliari e Palermo. La prima ferrovia costruita in Sicilia riguardò la tratta Messina-Catania, nell’anno 1866.

Soltanto la Sicilia, per regolare i propri orari ferroviari mantenne il meridiano di Palermo fino al 1893. Nella nostra isola, infatti, si verificarono delle discordanze fra l’orario ferroviario, regolato secondo il meridiano di Palermo, e l’orario civile regolato secondo il meridiano di Catania. Il quadrante di Salvatore Franco si può collocare verosimilmente intorno agli anni dal 1888 al 1890 e, dunque, in perfetta sintonia con il sistema orario adottato in quel periodo.

Ancora, va ricordato che padre Salvatore Franco progettò pure altri orologi solari, di cui due, di altissimo pregio e valore storico e didattico, si trovano ancora oggi su una parete dell’Istituto Villa Angela di San Giovanni la Punta, ma non più funzionanti per coperti da una orribile tettoia, che impedisce ai raggi solari di raggiungere i due quadranti.

I quadranti solari di Salvatore Franco meriterebbero di essere recuperati e riportati agli antichi splendori per essere onorati da quanti hanno a cuore questi strumenti che silenziosamente “insegnano tanto” e per onorare ancora di più un sacerdote, un uomo, che seppe onorare la sua Chiesa con questi “piccoli grandi strumenti” che costruiva con passione senza mai scordarsi, ricordandolo con le citazioni sugli orologi solari, di essere un uomo di Dio.

Franco mai nulla chiese e fu amato e benvoluto dal Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, Arcivescovo di Catania, oggi Beato, e dal suo Vicario Mons. Antonino Caff, che ne finanziava le opere. Anche il successore di Dusmet, il Cardinale Giuseppe Francica Nava, stimava Salvatore Franco e ne finanziò, nel 1900, il viaggio a Parigi per l’assegnazione della Medaglia d’oro.

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