Cda Rai 2012-2015, la politica alle prese col rebus dei nomi

By on 20 giugno 2012
Il cavallo della Rai di viale Mazzini a Roma

Tra vecchia lottizzazione e aperture alla società civile, i cinque principali partiti italiani devono scegliere il 26 a chi affidare il controllo della Rai che verrà.

Il prossimo 26 giugno la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai si riunirà per eleggere i sette nuovi consiglieri di amministrazione della Tv di Stato. La Commissione presieduta da Sergio Zavoli dovrebbe scegliere i magnifici sette spulciando i circa 300 curricula pervenuti. Tuttavia c’è sempre l’eterna questione della lottizzazione che complica le cose. In base ai rapporti di forza in Parlamento, in teoria i sette andrebbero assegnati in modo che 2 vadano al Pdl, 1 alla Lega Nord, 2 al Pd, 1 all’Udc e 1 all’Idv. Lega e Idv hanno però annunciato che non segnaleranno nessuno proprio in polemica verso la logica della spartizione.
Il Pd invece ha lanciato un appello alle associazioni Libera, Comitato per la libertà e il diritto d’informazione, Libertà e Giustizia e Se Non Ora Quando di fare loro i nomi che il Pd voterà il 26. Le quattro associazioni in nome di una «forte discontinuità col passato» hanno indicato Gherardo Colombo, uno dei magistrati protagonisti di Mani Pulite, e Benedetta Tobagi, figlia di Walter ucciso dalle Brigate Rosse e da settembre impegnata a condurre Caterpillar su Radio 2. Se Non Ora Quando in particolare ha preferito presentare una rosa di sei donne, tra le quali appunto la Tobagi. Le quattro associazioni hanno spiegato di aver voluto scegliere «una donna e un uomo impegnati da lungo tempo in percorsi di partecipazione democratica, di difesa e attuazione della Costituzione, di legalità e giustizia».
L’Udc ha già scelto di puntare alla riconferma di Rodolfo De Laurentiis, mentre il governo ha già indicato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, e Luigi Gubitosi, ex amministratore delegato di Wind Telecomunicazioni, rispettivamente per la carica di presidente e direttore generale della Rai. Nel prossimo cda Rai ci sarà pure Marco Pinto, indicato dal Ministero del Tesoro. Quanto al Pdl non è ancora chiaro su chi faranno convergere i propri voti. Per ora si parla di Antonio Verro (consigliere uscente del Cda), Guido Paglia (direttore Comunicazione e Relazioni Esterne Rai), Antonio Pilati (componente dell’Autorita’ garante della Concorrenza e del Mercato), Rubens Esposito (ex responsabile dell’Ufficio legale della Rai).
Il partito di Bossi e Maroni, che pure ha nel Cda uscente un leghista, ha annunciato che voterà scheda bianca perché come ha affermato oggi il componente della Vigilanza Davide Caparini «il servizio pubblico è decotto: tra probabile fallimento o privatizizazione, meglio privatizzare».
Per l’Italia dei Valori di Di Pietro invece, la questione è di trasparenza, perché – come ha spiegato il capogruppo Idv in Vigilanza Pancho Pardi, «i partiti devono restare fuori dal Cda (…) per restituire il servizio pubblico ai cittadini». L’Idv ha criticato pure il metodo adottato da Bersani perché a suo dire i due nomi sarebbero comunque adottati in “quota” Pd. Una critica che fa anche Gad Lerner, giornalista notoriamente vicino al Pd, il quale nel suo blog riferendosi a Colombo e alla Tobagi parla di persone «sensibili, integerrimi e dotati della necessaria autorità morale», ma privi «di esperienza manageriale e conoscenza del settore». E quasi facendo eco all’Idv, il giornalista de La7 teme che così «con la retorica del servizio pubblico si continuerà a coprire la sua lottizzazione surrettizia».

About Giovanni Bronzino