
503 miliardi di euro ci sono costati il salvataggio di Portogallo, Irlanda, Grecia e ora la Spagna. 503 miliardi che hanno prosciugato il Fondo europeo di stabilità (Efsf): il cosiddetto fondo salva-Stati che rischia di mandare all’aria i progetti e i conti dell’Eurotower.
La paura del contagio è forte e la crisi chiama altra crisi, e ora che il timore del default si è spostato dalla Grecia alla Spagna, la paura diventa cancrena se non si corre ai ripari e se, sopratutto, il prossimo Paese in bancarotta dovesse essere l’Italia. Ma con quali soldi l’Europa potrebbe salvarci?
D’altronde i dati di Bankitalia parlano chiaro: aiutare i Paesi in difficoltà nel 2010 ci è costato 3,9 miliardi di euro, pari allo 0,3% del Pil; un anno fa esatto il Fondo Efsf ha versato nelle casse di Atene 110 miliardi, mentre a ottobre ne ha versati altri 85 in quelle dell’Irlanda. L’anno scorso gli aiuti versati dall’Italia ammontavano a 9,2 miliardi, lo 0,6 del Pil, più del doppio dell’anno precedente. A maggio 2011 sono stati versati 78 miliardi nelle casse di Oporto.
Quest’anno le cose sono anche peggio. A marzo è stata versata la seconda tranche di aiuti alla Grecia, 130 miliardi, questo mese è scattato il maxi-prestito alla Spagna per 100 miliardi. Il fondone salva-Stati è praticamente vuoto e il prossimo che avrebbe bisogno – noi ad esempio – si attacca al tram.
A breve, per fortuna (vogliamo chiamarla così?), il fondo Efsf verrà sostituito dal Meccanismo europeo di stabilità (Esm), regolato da una legislazione diversa e internazionale con sede a Lussemburgo che porterà in dote 940 miliardi che verranno abbassati a 700 se le cose dovessero mettersi al meglio. Ma qual è il meglio?
Stamattina il Corsera svelava la tresca sui conti del Ministero dell’Economia italiano: «Il governo stima di concedere finanziamenti complessivi in favore di Grecia, Irlanda e Portogallo per 29,5 miliardi che saranno sempre erogati dall’Efsf, in più bisogna conteggiare i versamenti per la sottoscrizione della quota italiana al capitale dell’Esm il meccanismo permanente destinato a sostituire il vecchio Fondo salva Stati. Si tratta di circa 5,6 miliardi da versare in due rate». I dati suffragati dal Ministero sono però vecchi di due giorni, infatti non si è tenuto conto dei 100 miliardi alle banche iberiche che a questo punto peseranno sulle nostre casse per ben 19,8 miliardi di euro, il 19,8% come dice la matematica. Solo che stavolta gli aiuti non arriveranno ad uno Stato membro che ha bisogno di risanare i conti, bensì alle sue banche che hanno bisogno di coprire i buchi e gli errori commessi in piena autonomia negli anni di crisi. «In ogni caso il calcolo è già salato così – continua il Corsera – 48,2 miliardi di euro di esborsi entro il 2012 senza contare quindi le altre tre rate di versamenti pro-quota del capitale dell’Esm entro la metà del 2014». A occhio il totale fa circa 78 miliardi in quattro anni.
Insomma, se da un lato il governo fa stringere la cinghia a noi italiani per compensare la poca crescita, dall’altro ci facciamo in quattro – ma anche in otto e in sedici – per aiutare chi è in difficoltà o sta peggio di noi. La paura è che un giorno la voragine senza fondo dei Paesi a rischio ci risucchi, e quel giorno per noi non ci saranno più fondi. E non bastano le parole del ministro Passera - «Non si può dire che il rischio contagio non ci sia, però credo che la situazione italiana sia ben diversa da tutte le altre» – che ci tireranno fuori dai guai, adesso serve con urgenza un piano per la crescita che ci risollevi autonomamente senza bisogno di far parte della nutrita schiera dei bisognosi.
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