
Era questione di tempo, lo si capiva, mal si coniugava la presenza di due prime donne come Telese e Travaglio all’interno della stessa redazione.
L’uno sperimentatore e portato ad essere più politicamente vicino al PD, l’altro rigido, nichilista e poco propenso al dibattito senza scontro.
Quindi è divorzio, Luca Telese, 42 anni, tra i fondatori del giornale di protesta “Il Fatto Quotidiano”, diretto da Antonio Padellaro e Marco &Travaglio, se ne va dal suo trampolino di lancio per fondare una testata dove potrà fare a modo suo.
Diciamo che il quotidiano che non prende sovvenzioni statali, dopo la caduta di Berlusconi, ha fatto fatica a ritagliarsi un angolo ben preciso nella selva della carta stampata, diventando una sorta di “anti-Libero”. Per il giornalista cagliaritano «La mission di quel giornale si è esaurita. Non è passato dalla protesta alla proposta. Quando il governo Berlusconi è caduto, ci siamo chiesti: ora cosa dobbiamo cambiare? Travaglio ha detto: nulla. Io ho risposto: tutto. Ecco perché vado via. Perché non puoi continuare, a guerra finita, a mozzare le teste di cadaveri sul campo. Non puoi solo demolire. È il momento di costruire».
In un intervista a Angela Frenda per Il Corriere della Sera, Telese spiega alcuni tra i retroscena che hanno determinato la rottura, portandosi via anche 7 colleghi come Federico Mello e Manolo Fucecchi. In più si circonda di amici provenienti da altri giornali come Francesca Fornario (l’Unità), il palermitano Tommaso Labate (già al Riformista) e Stefania Podda (Liberazione), Ritanna Armeni, Corrado Formigli, Mario Adinolfi, Marco Berlinguer e un televisivo come Carlo Freccero. Inoltre dichiara: «darei volentieri la rubrica del cuore alla mia ex collega di conduzione Luisella Costamagna».
Tra gli azionisti, su stile Il Fatto Quotidiano”, comepare lo stesso Telese, Lorenzo Mieli e Fiorella Mannoia.
Proprio nell‘articolo del Corriere vengono fuori un po’ di retroscena con Marco Travaglio, metodo che a lui non piacerà affatto e che invece è in pieno stile Telese, che con leggerezza e trasparenza pone tutto sullo spettacolo, accrescendo la sua fama da bravo ragazzo:
«Diciamo che al Fatto eravamo divisi tra Bosnia-Erzegovina e Croazia. E che politicamente, a un certo punto, hanno preso il potere i croati. Così dopo il primo turno delle amministrative Beppe Grillo è diventato Gesù. Casaleggio un guru. Ma il povero Tavolazzi non lo si poteva intervistare… Troppo per me». Ci ha provato, dice, a cambiare la linea «nichilista-gesuitica» di Travaglio, «giovane vecchio che vive nei miti della sua infanzia. Due culture diverse avrebbero potuto convivere. Ma con Marco non si parla. In una discussione ha due reazioni: se è arrabbiato gira il collo a 37 gradi da un lato, tace e gli si gonfia una vena. Se non è d’accordo sorride. Non è interessato al dibattito democratico». Tanti i punti di scontro tra i due. Telese ricorda «la destituzione di Roberto Corradi, ideatore dell’inserto satirico Il Misfatto». E l’uscita dell’ex Corradi ha preferito Disegni. Mentre nel nuovo cda ha messo suoi fiduciari. Come il produttore Carlo Degli Esposti. O la “musa” Cinzia Monteverdi. Ragazza simpatica, però da qui a farla diventare amministratore delegato… Diciamo che rientra tra i giovani cooptati». Ma come sarà Pubblico? «Costruito sul modello di un garage della Silicon Valley. Voce ai giovani contro la casta dei 60enni. Cambiare l’agenda di sinistra. E finalmente non sarò più vittima dell’ossessione di Travaglio, e di tutti i mafiologi, del “papello” di Spatuzza. D’altronde Marco ammetteva: il 75% di quello che scrivete non mi interessa. Per dire, la frase di Stracquadanio sul “metodo Boffo” nasce da un’intervista al nemico che piace a Padellaro ma al quale Travaglio era contrario perché “a quelli non bisogna dare manco una riga”. Ecco, nel nostro nuovo giornale si farà il contrario».
Insomma, con garbo gliene canta 4!
Aldilà del caratteraccio di Marco Travaglio, la distanza abissale tra i due, a nostro avviso, si è accresciuta proporzionalmente alla popolarità di Telese.
Più Telese acquistava peso e prestigio in Tv, più si è sentito in diritto di fare la voce grossa al Fatto.
La sua vena democratica e disposta al dialogo anche se non ha rivoluzionato il modo di fare televisione – nella trasmissione “In Onda” su La7 condotta insieme a Porro – ha comunque raggiunto qualche successo all’interno della redazione del suo giornale. Alla fine i vantaggi, il buon Telese, li ha tratti ugualmente. In Onda riscuote un discreto successo di share nonostante la discutibile formula, il suo abbandono de “Il Fatto Quotidiano” permetterà la nascita di una nuova entità editoriale da lui diretta e, probabilmente, metterà in evidenza alcune delle firme più note del web, smuovendo un po’ le acque dell’ingessato giornalismo cartaceo. L’età media dei redattori sarà 35 anni. (la nostra molto meno)
Questo non lo sappiamo, evidentemente sul web non ci sono ancora i margini di guadagno per pagare Telese e le altre firme presenti dal 18 Settembre in edicola con “Pubblico”.
Ahia, quante te ne dirà Travaglio se beneficerai dei finanziamenti pubblici!
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