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Gli mettono una flebo di latte, neonato muore

Tragedia al S. Giovanni di Roma. Il 29 Giugno morì un bimbo appena nato per uno scambio tra una flebo di soluzione fisiologica e un flacone di latte. E il ministro della salute Renato Balduzzi invia i suoi ispettori mentre la madre, nel dolore, vuole la verità.

La mala sanità nella stoltezza di un gesto. Uno scambio dovuto a chissà cosa, una svista, un momento di relax, oppure la noncuranza nelle mani dei camici bianchi. Somministrare il latte nelle vene di un neonato per farlo morire nello strazio. Uno sbaglio imperdonabile da parte del colpevole lassista e colposo. La mala sanità è anche questa purtroppo: una svista di troppo, un pianto che dura, il colpevole da scovare, l’assurdità di una morte che ha stroncato in un batter d’ago, anzi, di flebo, una piccola vita e la felicità dei genitori.

La tragedia è accaduta il 29 Giugno nell’ospedale S. Giovanni – Addolorata di Roma. Il piccolo era sottoposto ad una cura e aveva bisogno di una soluzione fisiologica da somministrargli per via endovenosa. Tutto normale come negli ospedali migliori e poi, la svista, la morte, le vene otturate dall’errore colposo. Scatta la denuncia da parte dei famigliari e la procura della Repubblica apre l’inchiesta: il piccolo era ricoverato nel reparto di neonatologia e la causa del decesso è stato attribuito al latte somministrato per via endovenosa. Il S. Giovanni –  Addolorata è uno dei punti di riferimento per il centro storico della Capitale e per molti quartieri confinanti.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti sarebbe accaduto un fatale incidente, ovvero uno scambio di flaconi che ha portato alla morte subitanea del piccolo. Quando è stato comunicato ai genitori che il loro pargolo appena nato era morto, nello sgomento e nell’indignazione, hanno esposto subito denuncia. La cartella clinica è stata sequestrata, si interrogano medici e infermieri del reparto, sono stati spediti avvisi di garanzia per poter proseguire nelle indagini.

Il bimbo era nato prematuro di trenta settimane e la madre, Jacqueline De Vega, che gli aveva dato la luce, è di origini filippine. Il piccolo aveva dato il primo vagito all’ospedale Grassi di Ostia. Era stato trasferito al S. Giovanni per insufficienza di posti. Una dozzina di medici sono finiti sotto indagine e il direttore generale della struttura sanitaria, Gianluigi Bracciale, ha diffuso una nota in cui ha spiegato che le indagini interne all’ospedale sono iniziate già lo scorso tre luglio.

La madre Jacqueline «dopo aver saputo della morte del figlio ha detto che era pronta per una battaglia legale e che voleva vedere chiaro fino in fondo su quanto è successo, voleva la verità». Il direttore generale del Lazio, Renata Polverini, ha commentato dicendo che il fatto “è stato gravissimo e tristissimo. Un errore materiale, a quanto appare dalle indagini già eseguite nell’ospedale dove per altro il direttore ha agito con tempestività, fermezza e rigore». Anche il presidente del Codacons, Carlo Rienziha espresso la sua indignazione. «I responsabili di tale morte devono essere individuati e puniti» ha dichiarato, aggiungendo, «con i tagli alla sanità annunciati dal governo il rischio è quello di un sovraccarico di lavoro per i dipendenti degli ospedali pubblici, con conseguente incremento dei casi di malasanità».

E il ministro della salute, Renato Balduzzi, ha deciso di seguire da vicino le indagini inviando gli ispettori “Per acquisire tutte le informazioni sul decesso del bambino di pochi giorni -  ha detto il ministro – che sarebbe morto per un errore dovuto allo scambio tra una flebo di soluzione fisiologica con del latte. Gli Ispettori dovranno chiarire anche il motivo del ritardo nella denuncia da parte del personale sanitario“.

Il grave incidente non ha molti precedenti essendo un fatto quasi unico che raro. E maledetto anche, perché accanto allo stupore generale c’è chi ha contratto le proprie viscere due volte: una volta per dare la vita, una volta per sopportare la morte. La madre adesso vuole solo la verità e con lei tutti coloro che non riescono a spiegarsi come può accadere, in un ospedale, uno sbaglio così assurdo da togliere la vita ad una nuova vita. Nell’ospedale Addolorata una madre non sapeva, purtroppo, di uscirne così.

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Chi è Francesco Barresi

Laureato in Lettere moderne a Catania, scrive di tutto e bazzica in ogni dove purché si scriva. Ha collaborato con Step1, L'Inchiostro, ha partecipato a vari corsi e ora si trova per incroci fortuiti del destino con la redazione di Lavika.

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