
Saran pure tutte belle le mamme del mondo ma le più brave risultano essere le francesi. O almeno così sostiene Pamela Druckerman, giornalista del Wall Street Journal, nel suo ultimo libro: «Bringing Up Bébé», sottotitolato ironicamente: «Una madre americana scopre la saggezza dei genitori francesi”. A suo parere le mamme francesi non solo sono le migliori poichè più brave nell’impartire l’educazione ai figli ma anche le più chic! La Druckerman ha dichiarato di avere apprezzato il loro esempio sin dalla sua prima gravidanza.
Le riviste galliche per future mamme, prima delle altre, hanno incoraggiato le donne a non mettere da parte se stesse, a non mortificare il proprio aspetto, nascondendosi, ad es., dentro una tuta triste. Il corpo florido delle donne in dolce attesa va valorizzato con un abbigliamento che esalti le forme ammorbidite dalla gravidanza; senza perdere il gusto per la ricerca di uno stile che rispecchi la loro gioia ed il loro orgoglio. Inoltre sono rassicuranti circa gli effetti benefici di un’appagante vita sessuale e sull’importanza del tempo da dedicare ai propri interessi. E più di tutto raccomandano di buttar giù i chili di troppo subito dopo il parto poichè danneggiano l’umore.
Un modello che l’americana Pamela Druckerman ha elogiato (proprio lei che al contrario proviene da un Paese ad altissimo tasso d’obesità, dove una corretta educazione alimentare aiuterebbe molte donne a considerarsi diversamente, rimettendosi in miglior forma fisica e mentale dopo l’arrivo del bebè) .
La Druckerman vive a Parigi da oltre dieci anni insieme al marito di origini inglesi e ai suoi tre figli. Messa a stretto contatto con le madri di questa capitale europea ha iniziato a magnificarne i metodi educativi.
Ai piccoli francesi viene impartita un’educazione irreprensibile fin dai primissimi mesi di vita: «I figli dei suoi amici francesi dormono di notte a partire dai due-tre mesi, mentre quelli degli americani ci impiegano un anno. I bambini francesi fanno un pasto completo che tendenzialmente include più porri brasati che crocchette di pollo. E mentre gli americani passano il tempo libero a risolvere le piccole dispute della prole, i francesi si prendono tranquillamente un caffè mentre gli eredi giocano».
Risultati ottenuti quasi con totale naturalezza mischiando insieme fermezza nello stabilire le regole e dolcezza nel modo d’interfacciarsi con il bambino.
Innanzi tutto i genitori francesi insegnano ai piccoli l’arte di aspettare: «Per questo i loro enfants riescono a dormire una notte intera già dai 2-3 mesi di vita. I loro genitori non si precipitano a prenderli in braccio al secondo strillo e in questo modo imparano a riaddormentarsi da soli». E poi, scrive ancora: «I bimbi francesi si sanno comportare bene al ristorante e sono felici di andarci. Il motivo è semplice: non mangiucchiano tutto il giorno come i coetanei americani, ma devono aspettare l’ora del pasto». Da non dimenticare, poi, che le madri francesi non abdicano mai al loro charme e alla loro femminilità a causa di un bambino. Prova ne è, si legge nel libro, che poche francesi allattano oltre le due settimane. Per non parlare della mancanza assoluta di senso di colpa nel lasciare tutto il giorno i figli all’asilo, cosa che invece angustia le madri americane nel momento di dover lasciare la prole in mani di sconosciuti.
Ecco il loro segreto: vivere la maternità con meno stress e maggiore serenità rispetto alle donne di altri Paesi. Il loro grado di coinvolgimento e partecipazione alla vita dei figli non gli impedisce di averne una loro. Inoltre ricevono grande supporto dalle istituzioni.
Il lavoro di mamma in Francia è alleggerito dalle «maternelle», asili dove i bambini vengono iscritti già a tre anni e che li tengono impegnati sino alle cinque del pomeriggio. Qui vengono stimolati alla creatività e iniziati alla socializzazione. E come se non bastasse l’impiego di tante energie li sfianca e rende inclini alla messa a letto subito dopo la cena e le coccole.
Al contrario delle donne italiane che troppo spesso sono chiamate a compiere una scelta tra maternità e mondo del lavoro, le francesi godono di una politica attenta ai bisogni delle mamme in carriera.
Qui i bambini più piccoli hanno diritto all’asilo nido tutto il giorno ed esistono programmi prescolastici per i bambini tra i 2 e i 3 anni; in questo caso, le famiglie pagano una retta quantificata secondo la dichiarazione dei redditi. Questo permette alla mamme di ripartire più velocemente e con minor sacrificio. La Francia si distingue per essere uno degli Stati con il finanziamento più consolidato per l’educazione dei bambini e tutte le strutture con questo scopo sono sovvenzionate dallo Stato.
Il libro della giornalista americana ha suscitato in patria non poche polemiche. Le madri americane non si dicono affatto ammirate, rimproverando alle francesi di essere più fredde e meno disponibili a giocare. Tra adulti e bambini permane una distanza che le mamme degli USA accorciano spontaneamente. Mettono sempre al primo posto le esigenze dei loro figli, tanto da definirsi ‘hockey mom’, ossia quelle madri che, invece di dedicarsi a se stesse, rinunciano a interi pomeriggi per portare i figli agli allenamenti di hockey. Hanno una diversa scala di priorità rispetto alle donne europee e rivendicano la gioia di essere madri a tempo pieno.
Assolutamente bocciato da entrambe le parti, invece, il modello orientale della scrittrice cinese Amy Chua che ha pubblicato solo un anno fa «l’ inno di battaglia della mamma tigre”, un testo così lotano dal comune sentire degli occidentali da aver creato scalpore ed esser stato rigettato. Così come è successo per “papà lupo” di Xiao Baiyou, i cui metodi estremamente rigidi e militareschi non hanno trovato nessun accoglimento da questa parte del mondo.
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