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La sobrietà della Rai parte dai compensi milionari al presidente e al dg

Ancore polemiche in Rai, stavolta per i compensi milionari al direttore generale e al presidente: in due guadagneranno più di un milione l’anno

Luigi Gubitosi, neo Dg della tv pubblica, guadagnerà 400mila euro di fisso più 250mila per l’incarico di direttore generale; ad Anna Maria Tarantola, presidente Rai, andranno invece 430mila euro l’anno, lo stesso trattamento che riceveva in Banca d’Italia. Il tetto delle spese pubbliche adottato dal governo Monti vuole che gli stipendi pubblici non superino i 300mila euro, ma per la Rai quel limite non vale. Ed iniziano le polemiche bipartizan.

Gubitosi lascia il posto di consulente in Bank of America per prendere quello di direttore generale in Rai, ma è chiaro che non lo avrebbe mai lasciato se il compenso non fosse almeno all’altezza del precedente. Ed infatti, dicono fonti interne al Cda Rai, all’ex manager banchiere andranno 400mila euro di stipendio fisso con l’aggiunta di altri 250mila per l’incarico di direttore. Il gioco sporco di Viale Mazzini non è solo nei compensi milionari, ma soprattutto sulla durata del contrattone: a tempo indeterminato e nel momento in cui Gubitosi lascerà la poltrona di direttore generale, la Rai dovrà trovargli un’altra sistemazione interna parificata alla precedente se non vorrà pagare a vuoto mezzo milione di euro l’anno. Pensate che il Cda aveva rimodulato la parte fissa – inizialmente erano 500mila – spostando 100mila euro sulla parte variabile per pesare meno sul bilancio.

Quasi lo stesso trattamento avrà il nuovo presidente Anna Maria Tarantola. L’ex vicedirettore generale di Bankitalia percepirà un compenso di 430mila euro l’anno, sulla stessa linea dell’ex presidente Paolo Garimberti e tale e quale allo stipendio che la Tarantola percepiva in Banca centrale. Avrà però facoltà decisionale su tutto ciò che riguarda le nomine di peso: il presidente potrà decidere contratti fino a 10milioni di euro, le spettano tutte le nomine non editoriali di primo e secondo livello che in lingua popolare significa dalle direzioni Risorse umane alla Produzione tv, dalle Risorse televisive alle Relazione Esterne. Tutte, di fatto, tranne Reti, Testate, Intrattenimento, Fiction e Teche, che non saranno sotto il controllo della Tarantola ma del Cda. Ma è quanto mai normale che il presidente, e il governo, hanno un peso non indifferente per le nomine editoriali, come ad esempio i tg. Ed essendo una fiera sostenitrice delle pari opportunità, non ci potremmo stupire più di tanto se al posto di Maccari al Tg1 la Tarantola mettesse una donna. Chi? Difficile dirlo in questo momento. Subito dopo la nomina, il neo presidente ha tirato fuori il contratto per la ratifica, non rispettando la prassi di far passare 48 ore – o 24 in caso di urgenza – tra la nomina e la ratifica ufficiale come prevede una regola non scritta ma diffusa in Rai.

Il tetto massimo degli ingaggi dei manager pubblici, come dicevamo, non può sforare i 300mila euro l’anno. Ma il “Salva-italia” del governo, nel caotico iter parlamentare, ha escluso dall’ultima versione i membri delle authority e quelli della Rai in quanto la giurisprudenza sulla tv di Stato è complessa. Tocca adesso alla Corte dei conti valutare se i due contratti sono corretti in tutto e per tutto.

I membri del Cda, come i partiti, indicano i contratti a Gubitosi e Tarantola un passo falso verso quella normalizzazione della Rai che tanto si decantava dal governo e all’unisono da tutta la politica. Le critiche sono arrivate da destra e da sinistra, ma in consiglio d’amministrazione né la destra né la sinistra hanno avuto da ridire nel ratificare entrambi i contratti. Come al solito a parole siamo bravi tutti, ma i fatti contano di più.

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Chi è Giacomo Lagona

Si occupa di comunicazione politica sul web. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. @giacomo_lagona - www.thereport.it - g.lagona(at)lthereport.it

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