
Nella polemica sulle intercettazioni ora interviene anche l’Associazione nazionale magistrati che replica al premier Mario Monti che aveva parlato di «abusi» in relazione alle intercettazioni che hanno coinvolto il Quirinale nell’ambito dell’inchiesta della procura di Palermo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Secondo notizie di stampa, il presidente del Consiglio Monti – si legge in una nota- avrebbe definito grave il caso delle telefonate del capo dello Stato intercettate dalla procura di Palermo, affermando allo stesso tempo che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi che imporrebbero un’iniziativa del governo».
IMPROPRIO PARLARE DI ABUSI - Al riguardo, l’Anm «rileva che la questione relativa alle procedure cui assoggettare le intercettazioni indirette dei colloqui del presidente della Repubblica è oggetto di un conflitto di attribuzione, in merito al quale è doveroso attendere la decisione della Corte Costituzionale». Pertanto, prosegue l’associazione, «allo stato appare improprio ogni possibile riferimento a presunti abusi che sarebbero, comunque, oggetto di altre procedure di controllo, secondo gli strumenti previsti dalle normative vigenti». L’Anm «auspica, infine, che ogni eventuale riforma del regime delle intercettazioni, pur diretta a tutelare il diritto alla riservatezza dei soggetti estranei al procedimento, salvaguardi il pieno utilizzo di tale indispensabile strumento d’indagine, senza peraltro comprimere il legittimo diritto di cronaca».
INGROIA - Sulle parole di Monti è intervenuto anche il pm di Palermo Antonio Ingroia uno dei destinatari delle critiche per presunti «abusi» in relazione all’attività di intercettazioni che hanno coinvolto anche il Quirinale nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. «Ho apprezzato le dichiarazioni del premier Monti quando, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l’unica ragion di Stato è quella dell’accertamento della verità -ha detto Ingroia nel corso di una intervista a KlausCondicio, in onda su YouTube – Non condivido invece le ultime sull’operato della procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni».
MAI SCONFINAMENTI - «Più in generale – ha aggiunto Ingroia – non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale».
LA MORTE DI D’AMBROSIO - Ingroia dice la sua anche sulla morte del consigliere giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio. «Senso di colpa? No. Dispiacere umano nei confronti di un collega che conoscevo da anni, che ho sempre apprezzato, che ho incontrato nei corridoi del ministero della Giustizia. Quando muore un collega che tu apprezzi, ovviamente sei dispiaciuto. So non esserci e non poter esserci nessuna relazione tra la sua morte e la nostra indagine».
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