
Siamo messi proprio mase se il Premio Solinas 2012 ha prodotto ben 3 finalisti ma nessun vincitore. «Nessuno meritava» ha sentenziato la giuria. Ma è davvero così?
Dov’è finita la fame di creare degli sceneggiatori emergenti? e cose ne è stato dell’esperienza duramente conquistata dai professionisti? I primi sono stati considerati troppo acerbi, i secondi troppo sterili.
«Non eravamo il Paese di Fellini e 8e ½?», si è chiesto il produttore e autore tv Gregorio Paolini sul suo blog Glenville. Lo eravamo e lo siamo, ma è evidente che sia cambiato qualcosa di fondamentale se la capacità di un testo d’impressionare il pubblico viene a mancare.
Il bando di concorso recita: « Questo premio è un invito a scrivere il cinema in modo attento, consapevole e strutturato, sia nei contenuti che nella forma, unendo lo spessore artistico alla capacità di comunicare col pubblico, secondo la lezione di Franco Solinas». Se i 12.000 euro messi in palio non sono stati assegnati sembra evidente che l’obiettivo prefissato non è stato raggiunto.
Ecco i tre progetti (su 62 presentati) arrivati in finale: “Angelo” di Maria Accardi, Bonifacio Angius e Fabio Bonfanti, “Astro d’autunno” di Frediana Fornari, “Norkoeping” di Antonio Consentino e Emanuela Del Monaco, a cui andranno un borsa di studio di mille euro ciascuno ma nessuno tra questi diventerà un film, almeno per ora.
I giurati hanno rilevato un appiattimento delle trame, dovuto probabilmente anche alla minore disponibilità d’investimenti sul cinema italiano. L’eccesso d’austerità da parte degli sceneggiatori ha accorciato l’onda della loro fantasia. Ma d’altro canto, perchè proporre sceneggiature che rischiano di essere bocciate poichè considerate troppo dispendiose economicamente?
Il pubblico lamenta che in Italia non vengano prodotti film all’altezza dei grandi Colossal americani, che le nostre pellicole siano povere dei tanto stimati effetti speciali , che il genere drammatico sia povero di contenuti, che l’horror non spaventi abbastanza, che si producano solo commedie. Eppure la maggior parte delle commedie comparse sugli schermi italiani nell’ultimo anno sono quasi tutte francesi e hanno ottenuto un tale grandimento da parte del pubblico da far retrocedere le nostre a «ripetitive e cafone».
I dati registrati sono tutto tranne che rassicuranti: dal 2011 ad oggi si è verificato un calo di presenze al cinema del 7,02% valutato sui biglietti venduti. Secondo i dati mensili che raccoglie Cinetel sul proprio campione (rappresentativo del 90% del mercato) nel mese di giugno il cinema italiano ha staccato il 50,88% di biglietti in meno (2,7 milioni contro 5,5 milioni del giugno 2011), incassando meno della metà, – 53,12% (16,9 milioni contro 36,1 milioni del giugno 2011)
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