
Era il 21 agosto 1862 quando a Verona nasceva Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari, l’autore di romanzi d’avventura, noir e fantascienza letteraria di cui potrebbe essere annoverato tra i precursori.
Meglio conosciuto come il “papà” di Sandokan e del Corsaro Nero, la sua produzione letteraria vanta circa ottanta romanzi e centinaia di racconti, oltre alle numerose traduzioni.
Emilio Salgari è ricordato dai lettori italiani e stranieri con profonda ammirazione per essere stato il creatore di sogni e di avventure che hanno accompagnato intere generazioni.
Jorge Luis Borges ricordava che i genitori gli regalarono l’edizione originale del Corsaro Nero e I Misteri della Jungla Nera quando aveva appena 5 anni. Pare che anche Ernest Che Guevara abbia letto più di sessanta libri di Salgari e si sia formato proprio su quelli. Molti altri scrittori, da Claudio Magris a Pietro Citati, da Giuseppe Pontiggia a Norberto Bobbio hanno sempre ricordato la straordinaria emozione di quelle letture giovanili.
La lettura di Salgari ha rappresentato il puro piacere di vivere nei luoghi fantastici descritti nelle sue narrazioni e le sensazioni dei personaggi che ancora oggi conservano tutto il loro fascino.
Nella sua opera letteraria raccontò con minuziosa precisione posti esotici in cui in realtà non era mai stato, ma in fondo Salgari non ha avuto bisogno di viaggiare veramente per inventare quei Mondi che appaiono molto più veri di quelli reali perché la sua poetica caratterizzata dalla qualità dell’invenzione e della sua fantasia lo hanno contraddistinto e reso immortale per mezzo della sua stessa penna.
La ricostruzione della sua vita trasferita tra le sue pagine, con le sue passioni e per mezzo di quella che è stata la sua capacità visionaria, è un viaggio verso “l’altrove”, un altrove che ha inventato per esprimere il suo dissenso e la sua inquietudine nei confronti della società dell’epoca.
Amava il mare, per questo si faceva chiamare Capitan Salgari: la sua idea era quella che i marinai fossero duri, i più forti, i più coraggiosi, quelli che quando andavano nei porti raccontavano cose mai viste da nessuno prima di loro.
Il percorso strutturale dei suoi romanzi rivela dunque le caratteristiche emotive e psicologiche che in progressione lo condussero poi alla tragedia finale della sua esistenza, il suicidio (25 aprile 1911) coincidente con l’internamento della moglie Ida.
Emilio Salgari ha lasciato un grande tesoro che ancora incanta e affascina i lettori, e per questo è doveroso ricordarlo nel giorno del 150° anniversario della sua nascita.