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Si è dimesso quel brav’uomo di Lombardo

Lombardo si dimette ma prima nomina l’ennesimo assessore e taglia la spending review siciliana

«Lascio la presidenza e qualsiasi carica politica senza rimpianti e con orgoglio» dice l’ormai ex governatore della Regione Sicilia. Lombardo è senza rimpianti perché ha nominato tutti quelli che andavano nominati e con l’orgoglio di esserci riuscito. Un brav’uomo, non c’è che dire!

Lombardo si dimette, è questa la notizia. Ha mantenuto la promessa fatta mesi fa: si è dimesso esattamente il 31 luglio come aveva preannunciato quando le nubi erano fosche per l’isola e si rischiava il crac, anche se il presidentissimo mostrava con ottimismo i numeri. Un brav’uomo, Lombardo: si dimette per non intralciare le politiche di aprile, e le elezioni anticipate in Sicilia vanno verso questa direzione. Un brav’uomo dicevamo.

Lombardo resta un brav’uomo anche se prima di dimettersi annuncia di aver nominato Nicola Vernuccio assessore alle Autonomie locali dopo le dimissioni di Caterina Chinnici, chiamata alla guida del dipartimento giustizia minorile del ministero. All’elenco manca la delega all’Energia che Lombardo ha tenuto per se ma che dovrebbe – potrebbe, diremmo – assegnare nelle prossime ore. E sì perché l’Assemblea Regionale, pur col presidente dimissionario, resta in piedi per altri 90 giorni fino alle elezioni previste per il 28 e 29 ottobre, con un ulteriore spreco di di 4 milioni di euro di sole indennità per i 90 deputati dell’Ars. Per i tre mesi che mancano alle elezioni, lo scranno più alto verrà occupato dall’ex pm della Dda di Palermo Massimo Russo, vicepresidente di Lombardo. Il governo resterà in carica per l’ordinaria amministrazione e non potrà tagliare tutti gli sprechi che l’isola si trascina da anni, soprattutto quelli di bilancio: su un consuntivo di 27 miliardi l’anno, il debito è di circa 6 miliardi – secondo i dati forniti dallo stesso Lombardo – difficilmente sanabile a causa della crescita del deficit.

Ma Lombardo è un brav’uomo: ha fatto suo il testo dei tagli regionale stabiliti con l’esecutivo nazionale. Il testo del governo, firmato dagli assessori all’Economia Gaetano Armao e alla Salute Massimo Russo, prevedeva tagli per 150 milioni già nel 2012 e 300 milioni a partire dal prossimo anno. Nulla da fare, salta tutto con le dimissioni. «La mia è una scelta lucida e ragionata – ha spiegato l’ex presidente – mi auguro che si possa aprire nuova fase governata da uomini liberi e non intruppati che lavorino contro l’ascarismo e il trasformismo». Questa frase sarà probabilmente la prefazione della sua biografia. Il bue cha dà del cornuto all’asino.

Lombardo poi cambia tattica abbagliando Monti - «Sul rischio default della Sicilia tattica politico-mediatica disonesta e criminale che ha infangato la Regione a livello internazionale» – e la stampa: «C’è stata una ben orchestrata fuga di notizie da parte degli organi di stampa. Avrò il diritto di far conoscere ai siciliani le particolarità di una indagine che non è mai stata compiuta, perché avrebbe potuto mettere in discussione una sentenza già emessa». Il governo e i giornali hanno talmente infangato il buon nome del brav’uomo Lombardo, che negli ultimi tre mesi, anche dopo che l’Ars aveva approvato la legge cosiddetta “blocca-nomine”, ha dato ben 130 incarichi. Ha un cuore grande Lombardo.

I tagli quindi non ci saranno, infatti ieri pomeriggio non è stato trovato l’accordo sul provvedimento bloccato in commissione Finanze da settimane. Ma la strada era in salita fin dall’inizio: la commissione Bilancio non è mai entrata nel merito del provvedimento e il governo l’aveva presentato sotto forma di emendamento all’assestamento di bilancio, ma dopo due riscritture s’è dovuto arrendere ai veti dell’aula. Tra i tagli previsti c’era la riduzione dell’organico della Regione, con 2mila pensionamenti tra dirigenti e comparto sul totale di 18mila dipendenti.

Con le dimissioni del governatore, muore anche il quarto rimpasto voluto da Lombardo in quattro anni e mezzo di governo regionale. Il primo nasceva il 30 maggio 2008 con tutte le forze di centro-destra ma che già agli inizi del 2009 cominciava a scricchiolare tanto che a maggio Lombardo si vede costretto ad azzerare gli incarichi e dimissionare tutti gli assessori. L’8 luglio 2009 nasceva il secondo governo Lombardo con l’epurazione dell’Udc ma date le forti tensioni con Berlusconi già si capiva che a breve ci sarebbe stato un ennesimo rimpasto. Cosa che è avvenuta nel dicembre di quell’anno con Lombardo che fa fuori il Pdl ufficiale facendo entrare in giunta il Grande Sud di Miccichè – che nel frattempo avevano dato vita al Pdl Sicilia con i transfughi del Pdl e dei finiani - e l’Api di Rutelli. Poche settimane dopo anche il Pd entra in giunta dato che non c’è il Pdl. Ma nemmeno questo governo dura tanto: nel suo quarto e ultimo rimpasto il leader dell’Mpa crea un governo prettamente “tecnico” scegliendo espressioni di aree vicine a Fli, Mpa, Api, Pd e una parte dell’Udc. Ieri la mossa “tecnica” del brav’uomo ha dato spazio a nuove elezioni, ma i deputati rimarranno in carica fino all’ultimo. Ci sono i vitalizi da tenere cari, non sia mai.

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Chi è Giacomo Lagona

Si occupa di comunicazione politica sul web. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. @giacomo_lagona - www.thereport.it - g.lagona(at)lthereport.it

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