Imprenditori che hanno fallito almeno una volta nella vita

Erasing ErrorSul fallimento e la delusione a volte si impostano le basi di una carriera di successo, l’importante è credere e perseverare, prendendo le battute di arresto come stimoli per continuare e non come la fine del proprio sogno. Se avete intenzione di mettervi in proprio e diventare imprenditori, dovrete lavorare molto per affrontare queste difficoltà con il giusto spirito, e potranno esservi d’aiuto le esperienze di questi 5 imprenditori e manager di successo che hanno fallito almeno una volta nella vita, spesso anche più di una, ma che ora possono vantare patrimoni a sei zeri o più e un’indiscussa fama.

  • Henry Ford

Parlando di grandi industrie risulta interessante citare il caso di Henry Ford, che prima di creare la Ford Motor Company, uno dei maggiori colossi aziendali nel settore dell’industria automobilistica, ha dovuto affrontare dei grandi fallimenti. La Ford è stato infatti il terzo tentativo messo in atto dall’industriale statunitense, che nel 1899 ha provato a lanciare il suo business con la Detroit Automobile Company e nel 1901 con la Henry Ford Company. Nonostante le due bancarotte, Ford ha deciso di perseverare ed è riuscito a raggiungere il successo nella nuova azienda grazie alla geniale introduzione del sistema di produzione con la catena di montaggio, che gli ha permesso di abbattere i costi e ridurre i tempi di lavorazione.

 

  • Marco Tronchetti Provera

Restando sempre nell’ambito del settore automobilistico, un esempio italiano che dimostra che il fallimento può rappresentare una nuova chance è dato da Marco Tronchetti Provera, Amministratore Delegato e Vicepresidente Esecutivo del Gruppo Pirelli.

Fresco del suo ingresso in Pirelli come salvatore dell’azienda, danneggiata da alcuni tentativi di fusione falliti, Tronchetti Provera ha preso accordi col management del gruppo per farlo diventare l’azionista di riferimento di Telecom.

Divenuto il nuovo Presidente, ha presentato un nuovo piano industriale puntando su innovazione e impiego di nuove tecnologie, tuttavia, fallito un ipotizzato accordo con la NewsCorp di Murdoch e a seguito di una polemica con la Presidenza del Consiglio, ha dovuto lasciare il suo ruolo in Telecom e ha guidato anche la fuoriuscita di Pirelli dal suo azionariato.

 

  • Steve Jobs

E parlando di innovazione, non si può non citare Steve Jobs: emblematico è il suo ruolo in Apple, perché dopo averla fondata è stato cacciato dalla sua dirigenza, ha quindi fondato una nuova società, la NeXT, che è stata poi comprata da Apple permettendogli di ritornare alla sua creatura.

Tra i molti prodotti lanciati da Apple, brillano i successi, dall’iPhone al iMac, ma questo non significa che non ci siano stati anche dei grossi fallimenti, e dei prodotti che non hanno assolutamente convinto, sia per funzionalità sia per delle sbagliate strategie di marketing.

Per citare l’esempio più eclatante si pensi al Newton, lanciato nel 1992 e pensato come l’antenato dei nostri computer portatili: nonostante la grande portata innovativa del prodotto, la scarsa funzionalità della sua funzione di riconoscimento della scrittura a mano gli portò una pubblicità negativa e la derisione dei media, per cui il progetto fu abbandonato.

Tuttavia è stata forse questa esperienza che ha portato alla nascita dell’iPhone: è proprio vero quindi che chi ha paura di fallire non può fare innovazione e che spesso un fallimento, se ben metabolizzato, può diventare la base di un grande successo.

 

  • Evan Williams

Famoso per essere stato uno dei fondatori e il CEO di Twitter, in verità Evan Williams ha fondato diverse compagnie legate a internet e al mondo della comunicazione, ma non tutte hanno avuto il successo sperato. Nel settore dell’ITC la concorrenza è dietro l’angolo e quando si parla di innovazione il rischio di diventare obsoleti e superati spaventa molte menti di talento. Due anni prima di Twitter, Evan ha infatti fondato Odeo, una piattaforma di podcasting che sembrava essere la svolta della sua carriera, ma poco dopo Apple ha presentato il nuovo servizio podcasting di iTunes, rendendo il software di Williams obsoleto. Questo piccolo fallimento tuttavia non l’ha fermato e nel 2006 è nato Twitter.

 

  • Walt Disney

Il caso forse che più di tutti dimostra che l’affrontare dei fallimenti non significa non avere talento: nonostante le molte critiche ai suoi primi lavori e la bancarotta della sua prima attività imprenditoriale, dopo molti “no” Walt Disney è riuscito a fondare la Walt Disney Company, oggi una delle maggiori imprese nel campo dell’animazione, dell’intrattenimento e del cinema, che nel corso del tempo si è ingrandita andando ad acquisire le maggiori società del settore, dalla  21st Century Fox, alla Marvel, alla Pixar, alla Lucasfilm e molte altre.

 

L’esperienza di questi imprenditori insegna che anche dal fallimento si può imparare qualcosa, e che bisogna essere pronti ad affrontarlo se si vuole innovare, proporre qualcosa di nuovo e mettersi in gioco. Questa è anche la filosofia che ha portato alla nascita del Museum of Failure in Svezia, che espone una serie di oggetti che non hanno preso piede e non hanno saputo raggiungere il successo sperato, ma che possono servire come stimolo e monito per quei creativi e quegli imprenditori che si apprestano a lanciare il loro business.

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