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16-18 luglio 2010
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Che si fa stasera
Il primo partito islamico in territorio europeo è una realtà
Si chiama Prune (Partido Renacimiento y Unión de España)
La politica italiana si occupa, o si preoccupa, raramente di ciò che avviene oltre i confini nazionali, come se il nostro Paese fosse immune da problematiche presenti in altri Stati.
Per esempio, temi come immigrazione e integrazione (nonostante il nostro Paese accolga ormai da anni migliaia di immigrati) tornano ciclicamente alla ribalta delle cronache e, quindi, del dibattito politico, soltanto nei momenti di campagna elettorale o di fronte a episodi che toccano la sensibilità di tutti noi.
Non è un caso che la notizia giunta dalla Spagna, pochi giorni addietro, ossia la nascita di un partito islamico non abbia suscitato alcuna reazione né politica né mediatica. Il nuovo partito, presentato a Granada, si chiama Prune (Partido Renacimiento y Unión de España), ed è stato fondato da un notissimo giornalista e docente di arabo nella città andalusa, il marocchino Mustafá Bakkach. Come dichiarato dal fondatore, il Prune si presenterà alle elezioni amministrative del 2011. Ufficialmente, l’ intento programmatico è quello di proporre un nuovo rinascimento, una rigenerazione morale per la Spagna, naturalmente in chiave islamica. Bakkach ha subito precisato che “il Prune accetta la Costituzione, condanna il terrorismo ed è aperto a tutti gli emarginati, come gli immigranti”.
Le prime parole dell’ideologo di Granada sono state, intelligentemente, improntate alla moderazione, ma è pensabile che il vero intento sia quello di difendere e diffondere l’identità islamica. Infatti, la scelta della Spagna come primo Stato, all’interno del quale presentare il primo partito di matrice islamica su scala nazionale, non è casuale. A Melilla, una delle colonie spagnole sulla costa marocchina, esiste già un partito islamico, la Coalición por Melilla che, nelle ultime comunali ha ottenuto il 21,7 % dei voti. Inoltre, nel 1992, a Madrid, è stata inaugurata, dal re Juan Carlos, la più grande moschea d’Europa; sempre in Spagna dal 2005, in 4 delle 17 regioni è in vigore l’ora di religione musulmana (facoltativa). Infine, vi è una motivazione storica: per 8 secoli (dal 711 al 1492) la Spagna è stata dominata dagli arabi, infatti oggi sono 1,3 milioni su una popolazione di 43 milioni; 500 mila sono spagnoli. Insomma il bacino elettorale potenziale non è trascurabile.
Ma adesso e per la prima volta, i fedeli di Allah hanno deciso di entrare in una competizione nazionale. Una decisione evitata, fino ad oggi, perché, paradossalmente, ostacolata dagli stessi arabi. Il partito salafita, anti-monarchico, di origini marocchine, che raccoglie il consenso dei moderati, ha sempre vietato la reciprocità, cioè chi vota in Spagna non può votare in Marocco. Tutto ciò per uno scopo ben preciso: evitare che i fondamentalisti che abitano in Europa instaurino la sharia attraverso la democrazia. Bakkach sa che il suo potenziale elettorato, composto in maggioranza da connazionali (700 mila religiosi), oggi non può votare. Ma è solo una questione di tempo. Il premier socialista Zapatero sta trattando per conseguire un patto di reciprocità col Marocco; ciò permetterebbe ai cittadini dei due Paesi di votare alle comunali. Se il trattato sarà ratificato, l’Islam potrebbe far volare il Prune. Cosa accadrebbe? Se gli islamici presenti in Spagna determineranno un successo elettorale per il nuovo partito, assisteremo a un’ondata migratoria verso quel Paese, e, successivamente, verso gli altri Paesi europei, dove nascerebbero altri partiti islamici. A quel punto la strada dell’ integrazione diventerà molto più difficile, perché se da un lato è pensabile che i musulmani già integrati non voterebbero per il partito islamico, è altrettanto realistico pensare che tutti gli altri, spinti anche dagli ambienti molto settari che frequentano, opterebbero per una scelta identitaria.
Anche in Italia l’Islam ha cominciato a organizzarsi. Il portavoce dell’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) Ezzeddine Elzir ha dichiarato che: “gli italiani di fede islamica sono 50.000 ed è giusto che chi lo desidera possa votare un partito che difenda le esigenze della comunità musulmana, come è avvenuto in Spagna con la nascita del Prune”. Secondo una nota diffusa dalla stessa unione: “alcune formazioni confluiranno in liste partitiche di ispirazione islamiche e si presenteranno già dalle prossime elezioni amministrative, ad esempio in Lombardia e Piemonte”. Quanto ai programmi si legge: “richiesta di luoghi di culto, scuole e luoghi di aggregazione dove si possa praticare la nostra religione”. Elzir ha poi tentato di tranquillizzare l'opinione pubblica: “Partiti d'ispirazione islamica esistono in molte democrazie liberali. Gli italiani non devono averne paura, non sono assolutamente un pericolo per le istituzioni parlamentari”. Questo crediamo sia l’’auspicio di tutti gli italiani. Ma se la politica di casa nostra continuerà ad avere un orizzonte di basso profilo, rischieremo di trovarci sul territorio un partito islamico già strutturato e con un discreto consenso, e, a quel punto, saranno gli stranieri a dettare le regole dell’integrazione. Mala tempora currunt.
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