Rubriche


Live

Ligabue 2010 messina

Ligabue in concerto
Sabato 24 luglio ore 21.30
Stadio San Filippo - Messina

Spotlight

Khamsin - Aci Bonaccorsi

Khamsin festival
16-18 luglio 2010
Aci Bonaccorsi (CT)

Video


Radio Chiavedalbasso


Lavika on air

Che si fa stasera

Serata danzante

22 Aprile

Ogni giovedi' allo Strike di Sigonella (Catania), musica con i dj Maurizio Clemente e Dj Max el legendario e l'animazione di Jordan Mosquera

 


 Serata caraibica

21 Aprile

Ogni mercoledi' serata caraibica presso Ramblas in via Manzoni, angolo via S. Giuliano-Catania 



Lavika nei social network
stampa l'articolo scrivi un commento

Termini Imerese: Punto e a capo

di Salvatore Caniglia - del 2 dicembre 2009

La Regione disposta a finanziare lo stabilimento Fiat pur di evitarne la chiusura

 

Nel precedente numero della nostra rubrica, dedicata all’economia, avevamo riportato le parole del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, in merito al sistema economico italiano, che, in base agli ultimi dati, risulta stabile ma, in prospettiva, molto fragile.

 

Infatti, anche in questi ultimi giorni,  il Fondo monetario internazionale, l’OCSE e la Banca Centrale europea hanno confermato che “Eurolandia è uscita dalla caduta libera”, ma, soprattutto, che l’Italia, nel terzo trimestre di quest’anno, ha messo a segno una crescita dell’economia dopo cinque trimestri negativi. Insomma, bisogna ammettere che il sistema economico italiano è stabile e che, nonostante le immancabili critiche, il Governo, in questo campo, ha avuto le idee chiare. Aver evitato ripercussioni negative sui conti pubblici; essere intervenuto di volta in volta sui settori o sulle fasce della popolazione maggiormente in crisi; aver consentito alle aziende di mantenere un rapporto con i propri dipendenti prima di prendere decisioni irreversibili sul versante degli organici; aver tutelato  il lavoratore adulto, perno economico di ogni famiglia, sono state le principali scelte, risultate vincenti, dell’azione dell’esecutivo.


Superata questa fase di crisi, il Governo si troverà a fronteggiare un problema altrettanto delicato: la tutela dell’occupazione. Sono, infatti, emblematiche le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne, sulla possibile chiusura della stabilimento di Termini Imerese.


Nato nel 1970, tra Palermo e Cefalù, lo stabilimento ha sempre prodotto un solo modello, in base alle  richieste di mercato: prima la vecchia 500, poi la 126, la Panda, la Punto e, per ultima, la Lancia Y. Da 39 anni, dunque, il polo Fiat di Termini Imerese, produce le vetture più note della casa torinese, ma, nonostante lo stesso Marchionne abbia esaltato, in più occasioni, l’aspetto qualitativo della fabbrica, non sono mancati gli alti e bassi. “Ma il mondo è cambiato”, ha ribadito Marchionne nei giorni scorsi e “la Fiat non può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti; non è fattibile, è fuori di ogni logica industriale”. Il riferimento è allo stabilimento siciliano. L’amministratore delegato ha esposto i quattro problemi che ne impediscono la sopravvivenza. Primo: produrre un veicolo in Sicilia costa circa 1.000 euro in più rispetto agli altri impianti; secondo: la maggior parte dei componenti arriva a Termini Imerese dalle altre fabbriche del Paese con grande dispendio di risorse; terzo: la crisi economica ha dimezzato  le vetture assemblate (50-60mila rispetto a una capacità effettiva di 100-120mila unità); quarto: la mancanza di infrastrutture, più volte promesse dalla politica, ma mai realizzate.


In sintesi, però, il problema è uno, ed è sempre lo stesso: la Fiat è alla ricerca di finanziamenti. La Regione si è detta disposta a investire 400 milioni di euro, una cifra che basterebbe a compensare otto anni di lavorazione in perdita ( facendo riferimento ai calcoli di Marchionne). Inoltre, di fronte ai licenziamenti, siamo sicuri che la Regione, per l’ennesima volta, si impegnerà a realizzare tutte le infrastrutture. A quel punto l’amministratore delegato del Lingotto, con la garanzia dei soldi e la forza delle promesse, impedirà la chiusura dello stabilimento. Ma sorge un dubbio: siccome le crisi della Fiat sono cicliche, finiti i soldi, che farà? Se la Fiat deciderà di non produrre più auto  ma pezzi di ricambio a Termini Imerese non sarebbero a rischio i posti di lavoro degli operai  bensì quelli dei lavoratori dell’indotto che producono componenti per la Y. Trattandosi di 800 unità nessuno potrà pensare di buttarli in mezzo alla strada. E saremo nuovamente al punto di partenza.


Le parole di Marchionne, oltre alla Regione Sicilia, hanno allertato anche il Governo che ha subito fissato due incontri: uno con il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, svoltosi il primo dicembre, e, come prevedibile, conclusosi con la minaccia della chiusura dello stabilimento; adesso non resta che attendere il secondo incontro con il Presidente del Consiglio e le parti sociali per esaminare il piano Fiat. Di fronte all’ennesima richiesta di finanziamenti cosa dovrebbe fare il Governo?


E’ necessario porsi questa domanda perché, recentemente, il Governo, tra i tanti comparti industriali del nostro Paese, ha scelto di dare una mano alla Fiat. La casa automobilistica di Torino ha, infatti,   usufruito  di generosi incentivi che hanno contribuito alla ripresa del settore e, di conseguenza, hanno spinto il PIL italiano nell’ultimo trimestre. La logica conseguenza di questa scelta di campo avrebbe dovuto portare a un consolidamento degli stabilimenti in Italia. Invece la Fiat, dopo aver goduto dei benefici, ha applicato una logica industriale: dato che le auto prodotte in Sicilia costano troppo è necessario realizzarle altrove. Di fronte a tutto questo, cosa dovrebbero dire tutte quelle botteghe artigiane, piccole e medie imprese, studi professionali che, ogni giorno, in Italia, chiudono i battenti? Forse la fragilità del nostro sistema economico non è casuale. Allora, dato che la ripresa è iniziata, non sarebbe il caso di cambiare anche la logica dello sviluppo del nostro Paese? Solo i prossimi incontri tra Governo e Fiat potranno dare una risposta.







Gli altri articoli della sezione