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Che si fa stasera
Dall’omicidio alla truffa, ecco i reati non punibili
Gli scenari futuri in seguito alla potenziale approvazione del processo breve
Il disegno di legge (ddl) sul processo breve è al centro dei dibattiti politici ormai da diversi giorni. Fulcro del recente incontro fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, la proposta prevede l’estinzione di un procedimento penale dopo sei anni dal suo inizio. Requisito fondamentale alla cancellazione del processo è l’assenza di precedenti. L’accusa mossa contro il ddl è di collocarsi fra l’interesse dell’imputato alla lunga durata del processo affinché cada in prescrizione e i tempi necessari all’accertamento delle reali responsabilità penali.
Risulta strano tuttavia come siano ancora necessari alla magistratura italiana più di sei anni per accertare un crimine di omicidio colposo, reato presente fra le pene che verrebbero protette dal ddl. O come un possibile abbandono di minori potrebbe rimanere impunito, alla luce di un bambino rimasto solo al mondo, escluso persino dalla giustizia. Si arriva poi all’onestà e al valore del lavoro quotidiano, puntualmente calpestato da un reato di truffa, che poi tanto reato non appare più dopo sei anni. Per concludere con il delitto contro la libertà individuale, il più orribile dei crimini che oltraggia la possibilità di ogni uomo di dire, fare, pensare ciò che vuole in ogni parte del mondo. Non c’è prescrizione che tenga contro la violazione della libertà.
Se il ddl fosse approvato, esistono comunque reati molto gravi che non cadrebbero in prescrizione. L’accusa di pornografia minorile continuerebbe in ogni caso a perseguire orchi travestiti da maestri o preti pedofili, e l’essere umano continuerà a mantenere la sua dignità con la condanna del reato di riduzione e mantenimento in schiavitù. Stragi, saccheggi e devastazioni non smetteranno di essere perseguiti dalla legge dopo i sei anni, così come il reato “tutto italiano” di associazione mafiosa.
Anche se il vero problema a quel punto non sarebbe tanto la possibilità o meno di applicare una condanna, ma il potenziale aumento dei crimini nei sei anni di “presunta innocenza”.
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