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Che si fa stasera
Nel 2009 calano le vendite al dettaglio
Gioca in difesa la Grande distribuzione
Dal 2001 ad oggi non era stato più registrato un dato così negativo: calano le vendite al dettaglio nel 2009 e le cifre, rese note dall’Istat, non lasciano spazio a dubbi. Il calo è stato pari all’1,6% e a dicembre, rende noto l’Istituto di statistica, l’andamento delle vendite è risultato invariato (per il quarto mese di fila) rispetto a novembre per un incremento tendenziale dello 0,7%.È nel settore alimentare che le vendite hanno subito una flessione dello 0,5%, mentre per i prodotti non alimentari è stata registrata una variazione positiva dello 0,3%. Rispetto a dicembre 2008, c’è stata una flessione dello 0,5% per le vendite di prodotti alimentari e un incremento dell’1,1% per quelle di prodotti non alimentari. Nell’ultimo trimestre del 2009 l’indice è aumentato dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso periodo le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dello 0,2%, mentre quelle di prodotti non alimentari sono cresciute dello 0,2%. La variazione tendenziale dello 0,7% che ha riguardato il totale delle vendite è il risultato di un incremento del 2,9% registrato nella grande distribuzione e di una flessione dello 0,9% per le imprese operanti su piccole superfici.
Diverso lo scenario nei centri commerciali e nella Grande distribuzione organizzata, dove le vendite hanno registrato aumenti sia per i prodotti alimentari (+0,5%), sia per quelli non alimentari (+4,5%). Per le realtà commerciali più piccole e contenute, invece, le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dell’1,8% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,7%. Sempre con riferimento alla media del 2009, le vendite della Gdo sono rimaste invariate rispetto al 2008, mentre quelle delle imprese operanti su piccole superfici sono diminuite del 2,7%. A dicembre 2009 tutte le tipologie di imprese della Grande distribuzione hanno segnato variazioni tendenziali positive, con l’eccezione dei discount di alimentari, che hanno registrato una flessione dello 0,3%. L’aumento più marcato ha riguardato gli esercizi non specializzati a prevalenza non alimentare (+6,5%).
Molte le associazioni di categoria, tra cui Federconsumatori e Adusbef, che hanno sollecitato una detassazione del reddito fisso delle famiglie e una riduzione di prezzi e tariffe.
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