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Tipi di Tessuti: differenza tra fibre naturali, sintetiche e pregiate

Ti è mai capitato di indossare una camicia di lino in pieno luglio e sentire quel fresco immediato, o al contrario, di ritrovarti a sudare freddo dentro un maglione di acrilico che non scalda nulla? La differenza non la fa il taglio o il brand, ma quello che c’è dentro, ovvero, la fibra.

tipi di tessuti

Sapere con quali tipi di tessuti abbiamo a che fare è utile per smettere di buttare soldi in capi che si rovinano dopo due lavaggi e per capire finalmente come trattare quello che abbiamo nell’armadio.

Inutile negarlo, ma quando siamo in un negozio, la prima cosa che guardiamo è il colore o come ci sta addosso un vestito. L’etichetta interna, quella piccola striscia bianca che spesso pizzica, finiamo per ignorarla quasi sempre. Eppure è proprio lì che ci sono le informazioni che ci dicono se quel capo durerà nel tempo, se ci farà respirare o se è solo plastica ben confezionata. Cerchiamo di caprine di più.

La bellezza dei tessuti naturali

Possiamo dividere i tessuti naturali in due grandi gruppi: quelli vegetali e quelli animali. Se dovessi scegliere un solo motivo per preferirli, ti diremo la traspirabilità, perché questi materiali permettono alla tua pelle di respirare sul serio, regolando la temperatura del corpo in modo autonomo, senza farti sentire oppresso.

Ecco i principali tessuti naturali che dovresti conoscere:

  • Cotone: la fibra vegetale più diffusa al mondo. È resistente, fresco e facile da lavare. Tuttavia, la sua qualità varia enormemente in base alla lunghezza della fibra (come nel caso del pregiato cotone egiziano).
  • Lino: il re dell’estate. Ha una capacità incredibile di assorbire l’umidità e asciugarsi rapidamente. La sua tendenza a stropicciarsi è considerata un segno di pregio e autenticità.
  • Seta: una fibra di origine animale prodotta dal baco da seta. È sinonimo di lusso, lucentezza e termoregolazione (calda d’inverno e fresca d’estate).
  • Lana e Cashmere: fibre proteiche che offrono un isolamento termico imbattibile. Mentre la lana vergine è robusta, il cashmere (proveniente dal sottovello della capra hircus) è celebre per la sua morbidezza estrema e leggerezza.

La differenza sostanziale rispetto ai sintetici sta nella capacità di invecchiare con grazia, acquisendo morbidezza lavaggio dopo lavaggio invece di deteriorarsi o creare quegli antiestetici pallini (pilling) tipici delle fibre plastiche.

Tessuti artificiali e sintetici

Esiste spesso una grande confusione tra tessuti artificiali e sintetici, ma si tratta di due mondi distinti. I tessuti artificiali (come la viscosa o il modal) nascono da una base naturale, solitamente la cellulosa del legno, che viene però lavorata chimicamente per diventare filato. I tessuti sintetici, invece, derivano interamente da sottoprodotti del petrolio e sono, a tutti gli effetti, polimeri plastici.

Ci sono dei vantaggi pratici che rendono queste fibre molto popolari, ma anche dei limiti strutturali:

  1. Poliestere e Nylon: sono incredibilmente resistenti, non si stropicciano e asciugano in un baleno. Per questo sono la base dell’abbigliamento sportivo e tecnico.
  2. Elastan (Lycra): fondamentale per dare elasticità ai capi. Senza di esso, i nostri jeans skinny o i costumi da bagno non potrebbero esistere.
  3. Viscosa (Seta artificiale): offre una mano morbida e un bel drappeggio a costi contenuti, ma è molto meno resistente della seta vera e tende a restringersi se non lavata con attenzione.

Il limite principale dei sintetici è la mancanza di traspirabilità, poiché sono fibre plastiche, non assorbono il sudore ma lo intrappolano tra la pelle e il tessuto, favorendo spesso la proliferazione di batteri e cattivi odori. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca si sta spostando verso il poliestere riciclato e fibre come il Tencel (Lyocell), che cercano di unire la performance tecnologica a un minor impatto ambientale.

Come riconoscere la qualità di un tessuto?

Sapere quali sono i tipi di stoffe non basta se non sai come valutarne la mano. Il termine “mano” nel settore tessile indica la sensazione tattile che un tessuto trasmette. Un tessuto di qualità deve essere piacevole al contatto, non deve presentare irregolarità eccessive nella trama (a meno che non siano caratteristiche del tessuto stesso, come nel lino) e deve avere una certa consistenza.

Un trucco antico ma sempre valido per distinguere le fibre è il test della bruciatura (da fare con estrema cautela). Le fibre naturali come il cotone o il lino bruciano lentamente e profumano di carta bruciata, lasciando una cenere fine. Le fibre sintetiche, invece, fondono come plastica, emanando un odore chimico pungente e formando una pallina dura e nera che non si sgretola. Questo ti fa capire immediatamente se quel “misto seta” che hai comprato è in realtà composto prevalentemente da poliestere.

Tessuti per l’arredamento: quali preferire?

Quando usciamo dal mondo dell’abbigliamento, i tipi di tessuti cambiano funzioni. Per un divano o una tenda, non cerchiamo solo la morbidezza, ma soprattutto la resistenza all’abrasione (misurata spesso in cicli Martindale) e la solidità del colore alla luce.

  • Velluto: può essere di cotone o sintetico. È elegante e resistente, ideale per dare profondità cromatica agli ambienti.
  • Jacquard: non è una fibra, ma un tipo di lavorazione che permette di creare disegni complessi direttamente nella trama. È perfetto per tappezzerie di pregio.
  • Tessuti Tecnici (Antimacchia): fibre sintetiche trattate con nanotecnologie che respingono i liquidi. Sono la salvezza per chi ha bambini o animali domestici.

In definitiva, se devi scegliere un tessuto per la casa cerca di fare una scelta che unisca estetica e praticità. Un lino purissimo è ottimo per le tende che devono filtrare la luce, ma una scelta un po’ azzardata per il rivestimento del divano ad uso quotidiano, poiché tenderebbe a deformarsi e stropicciarsi troppo velocemente.

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