
Con un foul di David a Paolo e Vittorio Taviani superano il turno il 4 Maggio senza alzare la posta mentre il concorrente Romanzo di una strage batte in ritirata con sole tre statuette su sedici candidature. Dopo aver strappato un bell’Orso dorato all’ultimo Festival di Berlino nella 56esima edizione del premio trionfano alla cerimonia di premiazione con cinque statuette per le categorie di film, regia, produzione, miglior montaggio (Roberto Perpignani) e miglior fonico in presa diretta (Benito Alchimede e Brando Mosca). Il David al miglior produttore è stato assegnato a Grazia Volpi per Kaos Cinematografica in associazione con Stemal Entertainment, Le Talee, Associazione Culturale La Ribalta, in collaborazione con Rai Cinema. I premi dei David possono essere considerati come i nostri Oscar e oggi l’Accademia del Cinema è fiera di poter premiare i nostri registi.
“Cesare deve morire” è un docufiction ambientato nelle carceri di Rebibbia dove i carcerati tentanto di riscattare illusoriamente la loro libertà tramite lo strumento artificioso del teatro. Maschere improvvisate in ruoli sanguigni, i prigionieri vengono “rieducati” alla consapevolezza delle proprie colpe mediante la parola e il gesto. Un film che mostra l’importante funzione educativa delle arti all’interno delle carceri, luoghi dimenticati dal mondo in cui vivono anime di purgatorio.
“Il film nasce da un grande dolore di gente che ha avuto colpe e ha pagato. Il nostro film va incontro a questo dolore e diventa arte“. Cosi’ Vittorio Taviani, visibilmente commosso, ha ricevuto dalle mani di Sergio Castellitto il David di Donatello. Al termine, sul red carpet, i vincitori delle statuette consegnate dall’Accademia del Cinema Italiano hanno commentato la propria gioia. A partire dai fratelli Taviani che hanno ribadito quanto detto all’entrata: “Dedichiamo il film ai nostri attori che, a Rebibbia, in carcere, stanno tutti guardando questo nuovo successo, loro e nostro“.
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