In Italia siamo nella crisi più nera

By on 29 giugno 2012
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Un documento choc di Confindustria presenta dati allarmanti per l’Italia: Il 2013 si chiuderà con 1,5 milioni di posti di lavoro in meno. Si allontana il pareggio di bilancio. Deficit in aumento. Disoccupazione in aumento. Inflazione al 3,3% a Giugno. Il benessere degli italiani è sceso del 10%. Aumenta la corruzione. I consumi diminuiscono.

«Siamo nell’abisso» sottolinea il capoeconomista di Confindustria, Luca Paolazzi. Il messaggio dell’Apocalisse forse è più ottimista. Neanche l’annuncio della fine del mondo sembra spaventare più di tanto il sistema italiano, perché il rapporto di Confindustria getta un’ombra oscura sul futuro del Bel Paese. Mentre gli italiani rimangono in ansia per gli Europei di calcio c’è un’Italia che non supera la salvezza. Nell’abisso più nero l’Italia sprofonda e rischia il tracollo.

Non si tratta di mero allarmismo, perché il Centro Studi di Confindustria (Csc) ha appena fornito le sue considerazioni in merito: “Non siamo in guerra, ma i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto” si legge nel rapporto choc di viale dell’Astronomia, a essere colpite “sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia: l’industria manifatturiera e le giovani generazioni. Quelle da cui dipende il futuro del Paese“.

  • IL RAPPORTO DI CONFINDUSTRIA. Nello scenario economico n°14 Confindustria esprime le proprie considerazioni sulla situazione economica italiana e, da quanto si legge, è un quadro a tinte fosche che desta preoccupazione.  “In Italia la recessione si è aggravata nel secondo trimestre, anziché allentare la morsa e lasciare poi il posto a una lenta ripresa. Questa è rinviata di almeno un paio di trimestri, verso l’inizio del 2013, sempre che vadano a posto i tasselli del complesso mosaico politico europeo, accordando più tempo agli indispensabili rientri dai deficit pubblici e costruendo finalmente un unico sistema bancario sovranazionale. Nel Paese – continua il rapporto - i lacci e lacciuoli di antica memoria continuano a rendere difficile il fare impresa, scoraggiano gli investimenti, italiani ed esteri, abbassano la qualità della vita e allontanano i talenti. L’eliminazione dell’eccessiva burocrazia e un insieme di regole più chiaro nell’interpretazione e più rapido nell’applicazione possono ridare slancio alla società e all’economia e arrestare la tendenza al declino”.
  • TAGLIATI UN MILIONE E MEZZO DI POSTI DI LAVORO. La situazione del lavoro non migliora né migliorerà, perché nel 2013 avremo 1 milione e 348mila posti di lavoro in meno a partire dal 2008. Quando la crisi ha coinvolto l’Italia i posti tagliati a partire dall’inizio del 2012, in termini di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, erano 1 milione e 276mila. La disoccupazione salirà al 10,9% a fine 2012 e toccherà il record del 12,4% nel quarto trimestre 2013 (13,5% con la Cig). L’occupazione in Italia, quindi, era del -1,4% nel 2012 e sarà del -0,5% nel 2013. 
  • IL CROLLO DEL PIL. Il crollo del Pil ha interessato il 2012 e non salirà nemmeno nel 2013 assestandosi al -0,3%. Questo fatto, e il conseguente calo delle entrate fiscali, impedirà il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, quando si fermerà al -1,6%, contro il -3,9% di dicembre 2011 e la stima per il 31 dicembre 2012 di -2,6%. Il Csc prevede flessioni del Pil del 2,4% nel 2012 e dello 0,3% nel 2013, che seguono incrementi dell’1,8% nel 2010 e dello 0,4% nel 2011. “La recessione italiana si è già concretizzata più intensa –  si legge nella premessa dell’indagine di Viale dell’Astronomia – Il 90% dell’arretramento di quest’anno è già acquisito nel secondo trimestre (-2,1%)”. Inoltre il il 22 giugno il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi  durante il         convegno ‘Europa federale, unica via d’uscita?‘ ha discusso sulla questione euro: “Un default dell’area Euro porterebbe soltanto nel primo anno a un crollo del Pil tra il 25 e il 50%», ha detto riportando i dati del rapporto “Euro break-up: the consequences” redatto dalla banca svizzera Ubs. “La disgregazione dell’Eurozona – continua Squinzi – condurrebbe rapidamente al fallimento di decine di migliaia di imprese e di centinaia di banche, alla perdita di milioni di posti di lavoro, all’esplosione di deficit e debiti pubblici nazionali”. 
  • L’ITALIA COME REDUCE DI GUERRA. “Non siamo in guerra: ma  i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto” sintetizza il Centro studi di Confindustria. “L’aumento ed il livello dei debiti pubblici sono analoghi in quasi tutte le economie avanzate a quelli che si sono presentati al termine degli scontri bellici mondiali“.
  • PRESSIONE FISCALE ALTA.  La pressione fiscale ufficiale resterà intorno al 45% (42,5% nel 2011, 45,1% nel 2012, 45,4% nel 2013), ma quella effettiva, depurata del sommerso e dell’evasione fiscale, sarà del 54,2% nel 2012 e del 54,6% nel 2013.
  • CORRUZIONE IN SALITA. Il procuratore generale presso la Corte dei Conti, Salvatore Nottola, nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato, denuncia il grave ostacolo della corruzione seguito dall’evasione fiscale. “L’interesse per il fenomeno corruttivo – ha aggiunto il procuratore – è dato dagli ingiusti costi che esso provoca all’economia e dalla necessità di individuazione dei possibili rimedi sia per la prevenzione, sia per la reintegrazione del patrimonio. I costi immediati o diretti, costituiti dall’incremento della spesa dell’intervento pubblico: c’è una lievitazione straordinaria che colpisce i costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40 per cento».

I consumi delle famiglie sono diminuiti (-2,8%) a causa della scarsa fiducia e dell’inflazione; si prevede un crollo pari all’80% degli investimenti; la domanda estera è diminuita e incide sulle esportazioni italiane anche se si mantiene stabile al +1,2%. la benzina scende del 2,5% su Maggio, con il tasso di crescita tendenziale che, pur mantenendo la doppia cifra, frena al 16% (dal +17,8% di maggio). Quanto al prezzo del gasolio per mezzi di trasporto scende del 2,3% in termini congiunturali e rallenta al 18,8% su base annua (dal 19,2% del mese precedente).

Queste e altre osservazioni in merito alla situazione italiana che sta degenerando. L’Italia sembra condizionata anche dal “piombo burocratico” che la attanaglia. Uscire dalla crisi più che una speranza sembra un dovere di tutti. Forse se l’Italia rimarrà unita e onesta si potrà vedere uno spiraglio di salvezza. In ogni caso i tempi buoni sono finiti per tutti, o almeno si spera.

About Francesco Barresi

Laureato in Lettere moderne a Catania, scrive di tutto e bazzica in ogni dove purché si scriva. Ha collaborato con Step1, L'Inchiostro, ha partecipato a vari corsi e ora si trova per incroci fortuiti del destino con la redazione di Lavika.