
L’attentato nel quartier di Rawda, è ad opera di un kamikaze che si è fatto esplodere all’interno del palazzo della Sicurezza nazionale a Damasco, uccidendo il ministro della Difesa, il generale Dawoud Rajha, il suo vice Assef Shawkat, cognato del presidente siriano Bashar al-Assad, e il generale Hassan Turkmani, capo della ‘cellula di crisi’ che coordina le azioni contro i ribelli. Soltanto ieri, denuncia l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo, ci sono state oltre 200 vittime in Siria, la maggior parte civili.
L’attentato suicida è avvenuto mentre era in corso un incontro tra ministri e responsabili della sicurezza. Molti i feriti, alcuni gravi, che sono stati portati all’ospedale Shami, circondato dai militari della Guardia repubblicana. Tra di loro anche il capo dei servizi segreti, Hisham Bekhtyar, e il ministro dell’interno, Mohammad Ibrahim Al-Shaar. . C’era anche il potente capo della Sicurezza di Stato Ali Mamlouk: il suo nome, finora molto temuto in Siria, figura nell’elenco dei feriti.
Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, “tutti i membri dell’unità di crisi”, che dirige le operazioni contro i ribelli, “sono morti o sono rimasti gravemente feriti”.
Le rivendicazioni arrivano immediatamente dall’esercito siriano libero, la milizia dei ribelli anti-Assad. Il comando dell’Esl ha annunciato il successo dell’operazione di ieri mattina “che ha preso di mira la sede della Sicurezza nazionale a Damasco e ucciso diverse colonne della banda di Assad che sono responsabili di barbari massacri. Questo è il vulcano di cui abbiamo parlato, abbiamo appena iniziato”, ha avvertito il portavoce Qassim Saadedine. “Il vulcano di Damasco e il terremoto della Siria” è il nome dell’operazione lanciata lunedì dai ribelli contro le forze del presidente. Anche Liwa al-Islam, un gruppo islamista di opposizione al regime, ha rivendicato su Facebook la responsabilità del gesto.
Sembrerebbe che il kamikaze fosse una delle guardie fedelissime che avevano libero accesso al quartiere blindato di Rawda, fatto di ville e palazzi appartenenti al governo siriano e agli uomini ai suoi vertici, o uno dei camerieri. Imbottito di esplosivo, alcune voci suggeriscono una cintura altre una giacca, si è fatto esplodere vicino ai tavoli delle vittime, mentre aveva ancora tra le mani il vassoio con le tazzine del caffè.
Sempre più tesa la situazione a Damasco. Carri armati sono entrati per la prima volta in un quartiere della capitale, quello di Qabun nella parte est della città. Lo riferiscono attivisti di una ong sottolineando il “timore di massacri”. Sul piano diplomatico, Russia e Cina hanno posto il veto su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che intendeva imporre nuove sanzioni sul regime di Assad, suscitando l’irritazione degli Stati Uniti che hanno parlato di “completo fallimento”, annunciando nuove azioni per portare al massimo la pressione nei confronti del regime di Assad, al di fuori del Consiglio.
“Deplorevole e spiacevole” ha commentato la Casa Bianca, sottolineando che chi ha votato contro la risoluzione è dal lato sbagliato della pace e della stabilità dell’area. Dopo il mancato passaggio della risoluzione, gli Stati Uniti hanno fatto sapere di non appoggiare l’estensione della missione Onu in Siria. Il ministro Giulio Terzi chiede che ci si muova in maniera diversa, per non rimanere impotenti, suggerendo la convocazione di una riunione urgente del gruppo “Amici del popolo siriano”. La preoccupazione, sottolinea il titolare della Farnesina, è che quanto accaduto al Consiglio di Sicurezza “crei nel regime la sensazione di avere una protezione efficace da parte di alcuni membri permanenti” e che ritenga di avere “le mani ancora più libere per perpetrare violenze ancora più spaventose”.
Da tutta l’Europa arrivano messaggi e richieste per stabilizzare la situazione siriana.
Intanto i carri armati e l’artiglieria contraerea del regime hanno preso posizione a Barzeh e nel quartiere centrale di Midan. Altri scontri sono stati registrati nei quartieri meridionali di Asali e Qadam, Hajar al-Aswad e Tadamun, aree a maggioranza sunnita dove vivono anche rifugiati palestinesi.
Diversi convogli ufficiali ieri confluivano verso Tartus, dov’è iniziata la lunga veglia funebre nei villaggi alawiti. Non si hanno notizie del presidente dopo il decreto di nomina del nuovo ministro della Difesa, il generale Fahd Jasem El Freij, annunciato un’ora dopo l’attentato kamikaze. A Damasco parla Freij, e subito minaccia di “bloccare le bande terroriste criminali e di tagliare ogni mano che attenti alla sicurezza della patria”, mentre il ministro dell’Informazione al-Zoubi assegna “la responsabilità del delitto terrorista ai Paesi che armano e finanziano” i ribelli: “l’ultimo atto del complotto americano-occidentale-israeliano contro la Siria”.
Adesso il timore è per le armi chimiche in possesso ad Assad, che potrebbe utilizzarle contro i ribelli o potrebbero cadere, secondo quanto riferito dal re di Giordania Abdallah II, nelle mani Al Qaida. L’amministrazione Obama si prepara al crollo del regime di Assad e lavora a piani di emergenza concentrandosi sulle armi chimiche.
Dalla capitale arrivano testimonianze di scontri nei quartieri più caldi, a cominciare da Midan, la roccaforte storica dei Fratelli musulmani attorno alla moschea Hussein: suoni di esplosioni, raffiche, rotori di elicotteri, tiri di razzi Rpg raggiungono i perimetri dei quartieri residenziali. Le sparatorie sono più violente e più vicine che nei tre giorni precedenti. “La calma a Damasco è finita”, dice un interlocutore nella città vecchia. La battaglia di Damasco è iniziata. Ai miliziani e al regime, non resta che lottare fino alla più aspra fine.
Tra le varie vittime il colpo più duro, quello che ferisce direttamente il presidente, è l’uccisione del generale Shawkat, da molti considerato il suo braccio destro. Sessantenne, originario di Tartous, il villaggio portuale sotto le montagne alawite, Shawkat, semplice militare, era balzato ai vertici del potere dopo il matrimonio con Bushra, l’unica e influente figlia femmina di Hafez Al Assad: nozze osteggiate per la differenza d’età (10 anni) e il precedente divorzio di Shawkat, padre di quattro figli.
Nel frattempo si susseguono le voci di una possibile fuga di Assad e moglie secondo le quali avrebbe già lasciato Damasco e si troverebbe a Latakia. Il presidente è apparso in televisione con il nuovo ministro della Difesa, in sostituzione di Daoud Rajha, rimasto ucciso nell’attentato di mercoledì.
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