Le tappe della ricerca oncologica dal 1600 a.C. ad oggi

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laboratory-2815641_1920Dal sito dell’Airc apprendiamo che già dal 1600 a.C. si conosceva il cancro, infatti, due papiri egizi presentano le prime descrizioni di questa patologia e nel “papiro di Eber” si ritrovano consigli, medicamenti e trattamenti magici per combatterlo mentre, nel “papiro di Smith” si riscontra un vero e proprio trattato chirurgico che descrive il trattamento per i tumori non infetti.

Nel 400 a.C. Ippocrate parlerà per la prima volta di “carcinomi” ma bisognerà attendere il II secolo d.C., però, perché i medici inizino a identificare i differenti tipi di tumore e Galeno utilizzi la definizione “sarcoma”.

L’invenzione del microscopio

Con l’avvento di questo strumento, finalmente, nel XVII secolo si iniziano ad analizzare le cellule e comprenderne il funzionamento ed eventuali anomalie. In Germania, il chirurgo Fabricius Hildanus opera rimuovendo i linfonodi ingrossati per il cancro alla mammella mentre Johann Scultetus inizia ad eseguire le mastectomie totali.

Bisognerà attendere ancora un secolo, però, perché nasca la branca dell’oncologia medica.

L’avvento della medicina moderna

Siamo nel XIX secolo e grazie ai progressi della tecnologia si consolida l’idea che l’origine del cancro sia da ricercare nelle cellule: nascono la batteriologia, la microbiologia e l’epidemiologia.

Tra il 1840 e il 1865 molti studiosi si concentreranno sulla cura e le cause di questa patologia giungendo alle scoperte che l’incidenza dei tumori è maggiore con l’avanzare dell’età; i tumori sono più frequenti fra gli abitanti di città che fra quelli di campagna e che le persone sposate hanno probabilità minori di ammalarsi di cancro. Si fanno strada, inoltre, le leggi dell’editarietà.

Dal 1900 le colture cellulari, lo studio delle sostanze cancerogene, le tecniche diagnostiche e la radioterapia affermeranno l’oncologia come una scienza sperimentale multidisciplinare. Si inizia a capire che il cancro deriverebbe da “errori genetici”.

Intorno al 1940 alcune scoperte dimostrano che il cancro non è affatto invulnerabile ai farmaci: nasce la chemioterapia. Le tecniche diagnostiche migliorano e si riduce il rischio di metastasi grazie a prevenzione e diagnosi precoce.

Nel 1953 si scopre il DNA e inizia l’era della genetica ma solo 30 anni dopo si scoprì il primo oncogene capace di scatenare il cancro. Si iniziarono così a produrre, grazie all’ingegneria genetica, i primi anticorpi monoclonali in grado di agire sulle cellule malate senza toccare quelle sane.

Qualche anno dopo, finalmente viene messa a punto la diagnostica per immagini e i medici possono “vedere” il tumore: siamo negli anni ’80.

Il legame geni-cancro è ormai stabilito e negli anni ’90 viene avviato il progetto di “terapia genica”, cioè i geni malati possono essere sostituiti con geni sani.

Dal 2000 ai nostri giorni

Si sta per concludere il Progetto Genoma Umano. Nel primo decennio di questo nuovo secolo i ricercatori, grazie alle borse di studio per la ricerca contro il cancro spostano l’attenzione dalla dimensione macroscopica a quella molecolare, tentando di raggiungere il fulcro dei meccanismi che provocano la malattia.

Gli studi condotti nel campo della medicina hanno dato grandi frutti. In particolare per quanto riguarda l’epigenetica che modifica il DNA senza alterarne la sequenza.

 

Maggiore è anche la sopravvivenza del paziente dopo la diagnosi di cancro che induce gli esperti ad analizzare anche la qualità della vita in seguito alla malattia e progettare farmaci con effetti a lungo termine minori.

Fra i maggiori progressi clinici ancora in corso vi è l’immunoterapia che cerca di portare il sistema immunitario a contrastare il tumore.

Vediamo, poi, la terapia con le cellule CAR-T che modificano le cellule T “istruendole” alla distruzione delle cellule tumorali.

Infine, la rivoluzionaria tecnica CRISPR che consente di modificare il DNA tagliando le sequenze con mutazioni dannose e sostituirle con quelle prive di errori.

E la ricerca è in continua evoluzione…

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